Fondazione Arena, quale futuro (ai tempi covid)

Il decreto Rilancio lancia un segnale di fiducia a tutte le imprese e le istituzioni culturali perché i fondi decisi e le modalità di erogazione sono un chiaro segnale di attenzione e supporto a favore di tutto il settore culturale italiano.

Dal punto di vista delle Fondazioni lirico sinfoniche, c’è un però.

La decisione di ripartire il fondo unico dello spettacolo per il biennio 2020/2021 sulla base della media delle percentuali assegnate per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti, per l’anno prossimo, quando presumibilmente riprenderanno le attività, potrebbe comportare una evidente disparità.

Infatti, se per quest’anno, tra FUS e costi da sostenere, posto che la stagione non si svolgerà, tanti lavoratori determinati non saranno impiegati e la cassa integrazione copre una parte rilevante del personale stabile, vi sarà omogeneità, nel 2021, considerato che la bigliettazione non potrà essere più la stessa a causa del distanziamento sulle gradinate ed in platea, il peso di questa non avrà più lo stesso valore che di solito viene calcolato per stabilire la quota FUS (in riduzione) per la Fondazione Arena.

I criteri generali del FUS saranno adeguati solo nel 2022 in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati.

Quindi, per evitare possibili disparità, delle due l’una: o i nuovi criteri vengono anticipati al 2021 (e comprendere, quindi, il calo della bigliettazione per la Fondazione Arena) o l’anno prossimo si aumenta il FUS in modo che vi siano più risorse da destinare a coloro che perderanno molto dalla bigliettazione.

Altri temi che possono essere di sollievo per le Fondazioni lirico sinfoniche sono la sospensione delle rate dei finanziamenti di cui alla “Legge Bray” nonché la proroga del raggiungimento del tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario stabilito per il 31 dicembre 2020 (compreso l’inquadramento delle attuali fondazioni lirico-sinfoniche, alternativamente, come “fondazione lirico sinfonica” o “teatro lirico-sinfonico”).

In questo articolo (https://www.vincenzodarienzo.it/fondazione-arena-un-tavolo-locale-e-le-risorse-per-evitarne-la-chiusura/) auspicavo la ripresa, anche parziale delle attività in modo da tenere viva la produzione culturale.

Dalla Fondazione pare che la volontà ci sarebbe, ma antepongono la questione dei posti disponibili. In pratica, a fronte del protocollo che stabilisce che per gli spettacoli all’aperto non possono essere superati i 1.000 spettatori, la Fondazione Arena ne chiede 3.000.

Io penso che possano comunque fare qualcosa, visto che i fondi ci sono e ce ne saranno ancora e sarei anche più fiducioso rispetto a questa ansia che stanno spargendo in giro. Mi spiego.

Il protocollo vigente riflette la situazione epidemiologica che abbiamo finora conosciuto. Nulla toglie che in presenza di condizioni migliori, ovvero se si consolida la curva positiva di questi giorni, che le cose possano essere riviste in tempo per il periodo in cui vorrebbero fare gli spettacoli.

Va detto, giusto per ricordarcelo sempre, che la questione non è solo nazionale. Infatti, se i contagi in giro per il mondo continuano ad essere rilevanti, il problema è anche dell’Italia.

Quindi, si programmi, si faccia e se le condizioni lo permetteranno, certamente ci saranno miglioramenti.

Entro la fine dell’estate i finanziamenti per Villa Albertini (Negrar).

Nell’ambito del progetto Bellezza–Recuperiamo i luoghi culturali, voluto dal Governo Renzi, il Comune di Negrar era stato destinatario di un finanziamento di 535mila euro per provvedere in parte alla sistemazione con messa in sicurezza della villa comunale Albertini ad Arbizzano.

Una risorsa importante, che non avrebbe consentito di sistemare tutta la villa, ormai in condizioni critiche, ma che permetteva importanti interventi a tutela, a partire dal tetto, che in parte è crollato.

Per recuperare beni e siti d’interesse e valore culturale, il progetto Bellezza aveva destinato 150 milioni di euro.

Tra questi, 15 milioni erano andati a bandi vincitori del Veneto e, specificamente, sette Comuni veronesi avevano beneficiato di finanziamenti per circa 5 milioni.

Oltre a Negrar, tra gli assegnatari ci sono Verona, Brenzone sul Garda, Casaleone, Albaredo d’Adige, Lavagno e Povegliano.

Dopo l’assegnazione, con il cambio del Governo sembrava che tutto si fosse fermato. La disattenzione è stata evidente in questi mesi, tanto che ancora oggi i molti vincitori non hanno ancora ricevuto i fondi previsti.

Villa Albertini ha spazi esterni preziosi per la comunità che devono essere usufruiti in sicurezza e sfruttando tutte le occasioni presenti. Bene, quindi, la partecipazione al bando, premiata, poi, con la vittoria del progetto.

Un peccato vedere la villa, nel cui parco ci sono tesori naturalistici, botanici e faunistici, chiusa e inagibile, ormai da tanti anni.

Proprio in questi mesi sono stati ripresi i lavori della commissione che valuta i progetti per la definizione di dettaglio del finanziamento.

Confido che entro l’estate la procedura possa concludersi. L’intervento è al n. 125 in ordine di presentazione e per ora sono stati valutati i primi 91. Con le programmazioni della commissione dovremmo farcela.

Peraltro, dalla scheda istruttoria relativa all’esame del progetto, al momento, non emergono criticità.

Sì, c’è un ritardo, sono passati due anni dall’assegnazione dei fondi, ma con questo Governo abbiamo accelerato le procedure. Se questa velocità fosse stata decisa in passato, probabilmente gli interventi necessari sarebbero già in corso.

Torna la riqualificazione di Veronetta!

Il Governo Conte ha eliminato il blocco dei progetti vincitori del bando periferie imposto dalla Lega un anno fa. Ritornano i 18 milioni per la riqualificazione di Veronetta.

Tre gli interventi oggetto di una importante riqualificazione:

  • il restauro e il riuso di palazzo Bocca Trezza, storico edificio cinquecentesco in degrado, realizzando al suo interno una sala convegni, spazi per il Terzo Settore da destinare a uno spazio famiglie, una ludoteca, un centro diurno per bimbi tra i 10 e i 15 anni, nonché spazi per ultra-sessantacinquenni (counselling, orientamento, alfabetizzazione informatica);
  • il complessivo recupero della struttura ottocentesca del Silos di Levante, per un costo di 3.875.000 euro. Gli interventi riguardano un edificio di circa 17 mila metri cubi, a pianta rettangolare e prevedono il restauro, il risanamento e la conservazione degli apparati architettonici esterni austroungarici e una riconversione dei volumi interni. Una volta terminati i lavori, gli spazi dovrebbero accogliere spazi espositivi, punti di ristoro e sale lettura e studio per gli studenti;
  • Ex Caserma Passalacqua, con parco urbano, residenza universitaria, strutture e servizi sportivi di quartiere all’aperto e al chiuso.

Nonostante il silenzio del Comune di Verona, mai pervenuto sull’argomento, abbiamo ottenuto un importante risultato per Verona (l’ennesimo). Abbiamo rimesso in piedi il progetto di riqualificazione che era stato bloccato dalla Lega nel precedente Governo.

Lo strabismo del Comune sul progetto è stato evidente. Di fronte a quella decisione assurda della Lega, il silenzio è stato tombale.

In ogni caso, questo è il passato. Per fortuna.

Il Progetto presentato anni fa dal Comune di Verona e che si era classificato al n. 90 della graduatoria dei progetti selezionati secondo l’ordine di priorità e approvata con DPCM del 6 dicembre 2016, finanziato con 18 milioni di euro che avrebbero generato altre risorse fino a all’importo complessivo di 36.480.000,00 milioni di euro, è stato pienamente recuperato ed è operativo. La decisione precedente è stata superata.

Il cronoprogramma aggiornato è stato approvato dal Gruppo di monitoraggio della Presidenza del Consiglio e, data la complessità degli interventi previsti, prevede la conclusione entro il 2025.

 

Ad oggi, però, il Comune ancora non ha richiesto il rimborso delle spese sostenute nè vi sono agli atti richieste di rimodulazione degli interventi.

In poche parole, questo significa che non si conosce se il Comune di Verona sta proseguendo la progettazione degli interventi. Non ci stupiremmo se fosse ancora ferma ad un anno fa.

Ricordiamo che proprio la lentezza del Comune aveva danneggiato. Infatti, l’insufficiente livello di progettazione era stata la causa del blocco deciso dalla Lega che aveva spostato i fondi per altre esigenze.

Agsm: gara pubblica per un partner industriale.

Il percorso avviato da Agsm, patrimonio veronese per gas ed energia e Aim, omologa vicentina, in esclusiva con la milanese A2A, non garantisce lo sviluppo migliore per Verona e per l’azienda.

Serve una gara o comunque una procedura di selezione ad evidenza pubblica.

Non penso ci siano alternative alle alleanze, perché lo sviluppo di Agsm e del territorio passa necessariamente dall’unità con i grandi player del mercato che posseggono dimensioni e capacità tali da permetterci di fare un salto di qualità. Non sono molte in Italia, ma di sicuro non c’è solo A2A!

Perché il Comune di Verona vuole per forza trattare solo con questa azienda? A me pare una soluzione di ripiego!

Perché non prendere atto che il percorso in esclusiva è già stato fortemente criticato dal mercato?

Si parla tanto di libertà imprenditoriale e di concorrenza e poi quando devono perseguirlo, si rinchiudono nelle stanze solo con chi vogliono.

Sta di fatto che l’alleanza con A2A è insufficiente e non ha le caratteristiche della trasparenza previste dalla normativa in materia e del rispetto delle regole della libera concorrenza.

Se Sboarina, che finora ha negato di valutare le occasioni offerte dal mercato, prosegue su questa linea, è chiaro che porta il Comune in un vicolo cieco e, soprattutto, danneggia il potenziale della città che si esprime attraverso uno dei suoi gioielli migliori.

Peraltro, credo sia evidente a tutti come la trattativa solitaria con A2A abbia evidenziato una gestione gravemente deficitaria che ha finito per trasformare un’opportunità di alleanza espansiva nella “consegna” di un bene nelle mani di un colosso.

Fa specie che gli errori del passato non abbiano insegnato nulla. Verona ha già trattato cessioni in esclusiva e le cose non sono andate benissimo, anzi. Mi riferisco a istituti bancari e aeroporto. In questi due ambiti primeggiava e adesso siamo diventati una città tra tante.

D’altronde, quando scegli un unico partner, senza alcuna concorrenza, viene meno quella possibilità che nell’offerta qualcuno possa osare di più e darti di più di un altro.

Si riapra la partita ed il Comune avvii un avviso di manifestazione di interesse diretto ai partner energetici interessati.

Sboarina piange sempre il morto.

Credo che il sindaco di Verona abbia poca dimestichezza con numeri e finanziamenti. Ogni volta che deve fare i conti, preferisce piangere miseria e, per questo, rasenta il ridicolo.

L’ultima in ordine cronologico è il pianto da coccodrillo sui fondi ai Comuni a causa de coronavirus. Un pianto greco incontenibile…e falso!

Breve riepilogo.

Il primo passo falso lo commette quando, a dicembre scorso, accusa il Governo di doppia morale perché la ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale avrebbe portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona di oltre due milioni di euro.

Vado a vedere di che si tratta e scopro che l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo fissata al 60% per il 2019 dal Governo gentiloni nel 2017 era stata abbassata nel dicembre 2018 (Ministro di allora competente era Matteo Salvini).

A quel tempo era stato zitto, chissà perché!

Per evitare questo, con la Legge di Bilancio 2020 abbiamo aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni in modo da coprire le riduzioni del 2019.

Poco dopo l’inizio della pandemia, rieccolo che si lamenta di nuovo perché, affermava, il Governo non finanziava i Comuni che stavano sopportando spese ingenti senza alcuna entrata.

Dopo il nuovo pianto, è sparito. Già, perché prima che lui piangesse, il Governo aveva deciso di anticipare circa 3 miliardi di euro dello stesso fondo ai Comuni.

In questi giorni, un nuovo piagnisteo.

Non c’è peggior piagnone sordo di chi continua a ripetere una falsa filastrocca, visto che ne conosce il finale che è diverso da quanto racconta.

Infatti, con il decreto Rilancio, ai Comuni andranno altri 3 miliardi di euro, il 30% immediatamente e il resto a seguito del lavoro del tavolo tecnico con Anci e Upi che verificherà le reali necessità dei Comuni. Ad oggi non si possono definire ancora con esattezza, perchè abbiamo i dati marzo, mentre quelli di aprile sono ancora molto provvisori, .

Sboarina conosce come me i fatti, perché continua a piangere il morto?

Noi sentiamo il dovere di garantire la continuità dei servizi, Sboarina quello di fare inutile e bugiarda propaganda.

Ferrovie, lo sviluppo futuro per Verona

Abbiamo approvato in Commissione Trasporti lo schema di aggiornamento per il biennio 2018/2019 del Contratto di programma quinquennale 2017-2021.

Il Contratto di programma è il mezzo attraverso il quale lo Stato impartisce l’ordine di fare a Rete Ferroviaria Italiana. Non comprende gli interventi di manutenzione straordinaria, disciplinata a parte, ma si riferisce al completamento delle opere in corso, all’avvio di opere prioritarie per l’ammodernamento e lo sviluppo dell’infrastruttura e al miglioramento dei livelli di sicurezza.

E’ stato necessario aggiornare il Contratto in quanto per lo sviluppo delle rete ferroviaria italiana, il Governo ha assegnato risorse aggiuntive a RFI pari a oltre 15 miliardi di euro che sono state riversate soprattutto sui programmi infrastrutturali del biennio 2018/2019.

La metà di queste risorse saranno investite su tutte le principali direttrici lungo i corridoi “core” della rete TEN-T. Le tratte che portano e passano da Verona sono comprese in questi corridoi.

Per la valorizzazione delle reti regionali per il rilancio del trasporto pubblico locale c’è un miliardo di euro e circa 250 milioni di euro sono stati destinati per lo sviluppo dell’intermodalità, in particolare abbiamo impresso una priorità a favore delle opere di collegamento e allo sviluppo di centri logistici e intermodali.

Le tre azioni che abbiamo approvato coinvolgeranno pienamente la nostra città.

Per la logistica, ad esempio, è necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Per l’alta velocità, dopo che abbiamo coperto totalmente il finanziamento della tratta Brescia/Verona, con collegamento diretto verso il Quadrante Europa nonché con le due linee storiche verso Bologna ed il Brennero, i futuri investimenti si riverseranno su Verona-Padova con completamento del Nodo di Verona nonché sull’accesso da nord (asse del Brennero).

Su questo ultimo punto, abbiamo finanziato la prosecuzione e lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con altri 10 milioni di euro.

Nel parere approvato, la Commissione ha, inoltre, condiviso le mie proposte circa le priorità per opere conosciute come il collegamento Porta Nuova/aeroporto Catullo, come da impegno assunto dal Governo Renzi nel 2015 e l’elettrificazione completa della linea Verona/Rovigo nella tratta Cerea-Isola della Scala, in modo da eliminare l’impiego di treni a gasolio.

Vi sono tre ordini di problemi, però e il primo di questi coinvolge proprio queste due infrastrutture veronesi.

Mi spiego. Nel confronto tra il Governo e le Regioni Lombardia e Veneto per decidere le opere da realizzare a supporto delle Olimpiadi Milano/Cortina 2026, mentre la Lombardia ha chiesto numerosi interventi, tra gli altri il collegamento ferroviario Bergamo/aeroporto Orio al Serio, il Veneto non ha inserito nulla sulle due opere veronesi. Eppure, il collegamento con l’aeroporto Catullo è funzionale ai giochi olimpici, no?

Peccato, un’occasione persa perché il Governo ha dato incarico a RFI di realizzare tutte le richieste delle due Regioni entro il 2025.

Poi c’è il problema Sboarina e riguarda la tratta Verona/Pescantina. A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel del Brennero sia sulle prospettive per Verona. Ciò nonostante, abbiamo comunque finanziato la parte progettuale con altri 10 milioni di euro.

Il terzo problema è sulla tratta Brescia/Verona. Ci sono i finanziamenti, ma alcune gare bandite da CEPAV2 sono andate deserte. Ciò fa perdere altro tempo. Occorrerebbe un intervento normativo per superare situazioni simili.

In conclusione, grazie alla sua posizione e la sua vocazione, difficile che Verona non possa essere al centro delle attenzioni, nonostante tutto.

La Lega vuole il male dell’aeroporto?

La Lega ha criticato la decisione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per non aver consentito la riapertura dell’aeroporto di Villafranca. Una cosa da non credere. Pur di fare polemica, rischiano di far fallire lo scalo.

Premessa. A causa della pandemia, in virtù del fatto che gli spostamenti erano vietati, sono stati chiusi diversi aeroporti italiani, compreso quello veronese in modo da evitare di affrontare costi inutili.
Da pochi giorni alcuni sono stati riaperti, anche su richiesta delle società che li gestiscono. Tra questi non c’è Verona, innanzitutto (fatto non indifferente) perché chi lo gestisce non l’ha chiesto, ma non c’è solo quello.

È vero che siamo in condizioni diverse, con la prudenza del caso, ma è altrettanto vero che non tutto è ancora possibile e sui trasporti è ancora aperta la valutazione su come affrontare il distanziamento sociale e come sostenerne i costi.
Il tavolo è in corso per capire cosa fare dal 18 maggio.
Però, qualcosa la sappiamo già.
Negli aeroporti aperti il tema dell’equilibrio finanziario tra domanda e offerta è rilevante e molte attività, nonché le linee offerte, non corrispondono alle spese sostenute.
A Venezia, ad esempio, il calo è del -98,5%.
Il Catullo, se riaprisse, reggerebbe in casi simili?
Non è colpa di nessuno, ma è bene tenere a mente che la riapertura significa poi garantire l’operatività, anche quella dei negozi presenti, senza un numero sufficiente di passeggeri.

Ciò nonostante, il gestore ed i negozi dovrebbero sostenere comunque i costi.
Se non è ancora possibile la mobilità infraregionale, qualcuno mi dice che senso ha caricare inutili costi sul gestore aeroportuale e sui commercianti?
Quindi, comprendo la sollecitazione a favore dell’aeroporto di Verona, ma la natura strumentale della polemica nonché l’assenza di un approfondimento, hanno offuscato il senso del tema.
Eppure, bastava davvero poco per comprendere, prima di polemizzare, che la loro proposta era un’ipotesi irrealistica e dannosa per le casse dell’aeroporto.

 

Test antidroga a scuola, che cantonata!  

Il protocollo per la riorganizzazione dei Centri scolastici di informazione e consulenza (Cic) secondo il cosiddetto metodo proattivo ideato e promosso dal dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss scaligera e che poi ha coinvolto il Comune di Verona, la Polizia locale e l’Ufficio scolastico per stabilire controlli sui ragazzi delle scuole medie superiori di Verona che volontariamente si sarebbero sottoposti, su consenso dei genitori, ai test su droga e alcol, è contrario alla legge sulle tossicodipendenze nonché lesivo della dignità e dei diritti alla privacy degli studenti.

Il pronunciamento del Garante Regionale della Privacy è una vera mazzata alla propaganda ideologica delle destre!

Ne avevo già parlato a febbraio scorso (https://www.vincenzodarienzo.it/il-test-antidroga-a-scuola-e-un-errore-culturale/). Pur essendo convintamente per la tolleranza zero contro l’uso di droghe, ero contrario a trasformare la scuola in un luogo di repressione nel quale agli insegnanti veniva chiesto di compilare una lista di proscrizione costruita con elementi simili alla delazione anonima.

Quel Protocollo avrebbe scatenato un clima di sospetto e prodotto liste di proscrizione, che passate attraverso gli insegnanti, avrebbero causato la perdita del rapporto di fiducia che è alla base del patto educativo che la scuola crea tra docenti e studenti, con grave danno per la formazione di questi ultimi.

Giustizia è fatta e qualcuno dovrà rispondere per aver portato avanti un’azione palesemente contraria alla legge che ha creato solo confusione nel mondo della scuola. Va detto una volta per tutte: in questa città non è la prima volta che su questi temi qualcuno prende grosse cantonate. Spero che questa ennesima esperienza, sia l’ultima e che sia rivisto il rapporto di fiducia verso i responsabili di tale situazione.

Politicamente, è l’ennesima cretinata che commette il Comune di Verona su temi sensibili, solitamente tagliati con l’accetta, frutto di chiusure ideologiche che impediscono la corretta lettura di certi fenomeni.

Si cambi passo. Sia strappato quell’inutile Protocollo e si avvii un percorso, questa volta condiviso anche con gli studenti,  per il rilancio dei Cic, i quali restano un presidio e un servizio irrinunciabile per studenti, famiglie e istituzione scolastica, non solo con riferimento alla piaga del consumo di stupefacenti tra i giovani, ma di tutte le altre problematiche che coinvolgono i giovani soprattutto in questo periodo di inedita incertezza sanitaria, sociale ed economica.

Alla luce dell’esperienza, sono ancora più convinto che siamo stati di fronte ad una vera strumentalizzazione politica dei problemi sociali.

Fermare il contagio nel carcere di Montorio.

Nel carcere di Montorio ci sono 17 poliziotti penitenziari e 25 detenuti risultati positivi al coronavirus.

Ho saputo che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l’ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un’area dell’istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

Poliziotti e detenuti non sono cittadini di serie B.

Sinceramente, e lo dico senza polemica, pensavo che non arrivassimo fino a questo punto. Adesso, però, serve intervenire con urgenza.

Innanzitutto, va rassicurata la popolazione carceraria che si farà di tutto per impedire la diffusione del contagio. E va fatto con atti concreti e immediati, unici fatti che possono consentire uno sviluppo ordinato delle legittime preoccupazioni di tanti.

Quindi, immediatamente devono essere disposti i tamponi a tappeto per tutti i poliziotti ed i detenuti in modo da mappare la situazione ad oggi ed intervenire di conseguenza.

Ai detenuti contagiati devono essere garantiti i dispositivi previsti in questi casi.

Va risolto il delicatissimo tema del rapporto tra poliziotti e detenuti interessati dal contagio. Inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri covid, anche i poliziotti devono essere forniti di occhiali e camici adeguati ed in numero sufficiente.

Non è compito della Polizia Penitenziaria gestire direttamente soggetti contagiati da malattie infettive letali, quindi, è necessaria una costante presenza di un presidio medico specializzato per malattie infettive in modo da affrontare le procedure di tutela per la salute di tutti.

Vanno esaminate anche altre possibilità, tra le quali annovero la domiciliazione degli arresti, ove possibile.

Con l’obiettivo di decongestionare il carcere, va valutata la possibilità di portare i malati fuori dal carcere in luoghi e strutture in passato già impegnate per la domiciliazione. Penso che Direttrice e Magistrato di Sorveglianza, che conoscono il tessuto collaterale al settore, possano agire in questa direzione.

Insomma, nessuna inerzia. Dieci giorni di ritardo sono stati già troppi!

Scuola a distanza, arrivano i fondi

Sono stati ripartiti alle scuole gli 85 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza.

I fondi stanziati con il Decreto “Cura Italia” sono stati assegnati alle scuole veronesi.

Il Governo ha ripartito i fondi alle scuole per favorire la didattica a distanza, attraverso i dispositivi digitali.

La diffusione del contagio ha obbligato le scuole veronesi – come in tutta Italia – ad uno sforzo organizzativo importante per permettere la continuità scolastica con tutti i problemi che la mancata frequentazione ha creato.

Noi ci siamo assunti tre impegni:

  • consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili  per  l’apprendimento  a  distanza,  o  di potenziare quelli già in dotazione;
  • mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato  d’uso,  dispositivi  digitali individuali per la fruizione delle piattaforme;
  • garantire la necessaria connettività di rete.

Per queste tre ragioni, abbiamo stanziato i fondi necessari per tutte le scuole italiane.

I fondi, inoltre, serviranno anche per formare il personale scolastico sulle  metodologie  e  le  tecniche  per  la  didattica  a distanza.

Agli 85 milioni di euro vanno aggiunti anche quelli per assicurare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie  e nelle  scuole  secondarie  di  primo  grado  la  funzionalita’  della strumentazione informatica,  nonche’  per  il  supporto  all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza. A questo proposito, infatti, le  istituzioni scolastiche  sono  state autorizzate  a  sottoscrivere  contratti  sino  al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000  unità.

Le risorse sono state ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e  del  numero di studenti di ciascuna.

Con questa decisione si apre una fase nuova nel mondo della scuola che potrà proseguire, con le modalità decise dagli Istituti, anche oltre l’emergenza dettata dal contagio coronavirus.

Intravvedo un’opportunità strategica che può essere utilizzata anche in futuro e che, sono sicuro, favorirà le conoscenze, l’apprendimento e aprirà canali di comunicazione scuola/studenti inediti ed inesplorati.

Guarda la scuola del tuo paese o città.

Ripartizione fondi