Agsm: gara pubblica per un partner industriale.

Il percorso avviato da Agsm, patrimonio veronese per gas ed energia e Aim, omologa vicentina, in esclusiva con la milanese A2A, non garantisce lo sviluppo migliore per Verona e per l’azienda.

Serve una gara o comunque una procedura di selezione ad evidenza pubblica.

Non penso ci siano alternative alle alleanze, perché lo sviluppo di Agsm e del territorio passa necessariamente dall’unità con i grandi player del mercato che posseggono dimensioni e capacità tali da permetterci di fare un salto di qualità. Non sono molte in Italia, ma di sicuro non c’è solo A2A!

Perché il Comune di Verona vuole per forza trattare solo con questa azienda? A me pare una soluzione di ripiego!

Perché non prendere atto che il percorso in esclusiva è già stato fortemente criticato dal mercato?

Si parla tanto di libertà imprenditoriale e di concorrenza e poi quando devono perseguirlo, si rinchiudono nelle stanze solo con chi vogliono.

Sta di fatto che l’alleanza con A2A è insufficiente e non ha le caratteristiche della trasparenza previste dalla normativa in materia e del rispetto delle regole della libera concorrenza.

Se Sboarina, che finora ha negato di valutare le occasioni offerte dal mercato, prosegue su questa linea, è chiaro che porta il Comune in un vicolo cieco e, soprattutto, danneggia il potenziale della città che si esprime attraverso uno dei suoi gioielli migliori.

Peraltro, credo sia evidente a tutti come la trattativa solitaria con A2A abbia evidenziato una gestione gravemente deficitaria che ha finito per trasformare un’opportunità di alleanza espansiva nella “consegna” di un bene nelle mani di un colosso.

Fa specie che gli errori del passato non abbiano insegnato nulla. Verona ha già trattato cessioni in esclusiva e le cose non sono andate benissimo, anzi. Mi riferisco a istituti bancari e aeroporto. In questi due ambiti primeggiava e adesso siamo diventati una città tra tante.

D’altronde, quando scegli un unico partner, senza alcuna concorrenza, viene meno quella possibilità che nell’offerta qualcuno possa osare di più e darti di più di un altro.

Si riapra la partita ed il Comune avvii un avviso di manifestazione di interesse diretto ai partner energetici interessati.

Sboarina piange sempre il morto.

Credo che il sindaco di Verona abbia poca dimestichezza con numeri e finanziamenti. Ogni volta che deve fare i conti, preferisce piangere miseria e, per questo, rasenta il ridicolo.

L’ultima in ordine cronologico è il pianto da coccodrillo sui fondi ai Comuni a causa de coronavirus. Un pianto greco incontenibile…e falso!

Breve riepilogo.

Il primo passo falso lo commette quando, a dicembre scorso, accusa il Governo di doppia morale perché la ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale avrebbe portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona di oltre due milioni di euro.

Vado a vedere di che si tratta e scopro che l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo fissata al 60% per il 2019 dal Governo gentiloni nel 2017 era stata abbassata nel dicembre 2018 (Ministro di allora competente era Matteo Salvini).

A quel tempo era stato zitto, chissà perché!

Per evitare questo, con la Legge di Bilancio 2020 abbiamo aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni in modo da coprire le riduzioni del 2019.

Poco dopo l’inizio della pandemia, rieccolo che si lamenta di nuovo perché, affermava, il Governo non finanziava i Comuni che stavano sopportando spese ingenti senza alcuna entrata.

Dopo il nuovo pianto, è sparito. Già, perché prima che lui piangesse, il Governo aveva deciso di anticipare circa 3 miliardi di euro dello stesso fondo ai Comuni.

In questi giorni, un nuovo piagnisteo.

Non c’è peggior piagnone sordo di chi continua a ripetere una falsa filastrocca, visto che ne conosce il finale che è diverso da quanto racconta.

Infatti, con il decreto Rilancio, ai Comuni andranno altri 3 miliardi di euro, il 30% immediatamente e il resto a seguito del lavoro del tavolo tecnico con Anci e Upi che verificherà le reali necessità dei Comuni. Ad oggi non si possono definire ancora con esattezza, perchè abbiamo i dati marzo, mentre quelli di aprile sono ancora molto provvisori, .

Sboarina conosce come me i fatti, perché continua a piangere il morto?

Noi sentiamo il dovere di garantire la continuità dei servizi, Sboarina quello di fare inutile e bugiarda propaganda.

Ferrovie, lo sviluppo futuro per Verona

Abbiamo approvato in Commissione Trasporti lo schema di aggiornamento per il biennio 2018/2019 del Contratto di programma quinquennale 2017-2021.

Il Contratto di programma è il mezzo attraverso il quale lo Stato impartisce l’ordine di fare a Rete Ferroviaria Italiana. Non comprende gli interventi di manutenzione straordinaria, disciplinata a parte, ma si riferisce al completamento delle opere in corso, all’avvio di opere prioritarie per l’ammodernamento e lo sviluppo dell’infrastruttura e al miglioramento dei livelli di sicurezza.

E’ stato necessario aggiornare il Contratto in quanto per lo sviluppo delle rete ferroviaria italiana, il Governo ha assegnato risorse aggiuntive a RFI pari a oltre 15 miliardi di euro che sono state riversate soprattutto sui programmi infrastrutturali del biennio 2018/2019.

La metà di queste risorse saranno investite su tutte le principali direttrici lungo i corridoi “core” della rete TEN-T. Le tratte che portano e passano da Verona sono comprese in questi corridoi.

Per la valorizzazione delle reti regionali per il rilancio del trasporto pubblico locale c’è un miliardo di euro e circa 250 milioni di euro sono stati destinati per lo sviluppo dell’intermodalità, in particolare abbiamo impresso una priorità a favore delle opere di collegamento e allo sviluppo di centri logistici e intermodali.

Le tre azioni che abbiamo approvato coinvolgeranno pienamente la nostra città.

Per la logistica, ad esempio, è necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Per l’alta velocità, dopo che abbiamo coperto totalmente il finanziamento della tratta Brescia/Verona, con collegamento diretto verso il Quadrante Europa nonché con le due linee storiche verso Bologna ed il Brennero, i futuri investimenti si riverseranno su Verona-Padova con completamento del Nodo di Verona nonché sull’accesso da nord (asse del Brennero).

Su questo ultimo punto, abbiamo finanziato la prosecuzione e lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con altri 10 milioni di euro.

Nel parere approvato, la Commissione ha, inoltre, condiviso le mie proposte circa le priorità per opere conosciute come il collegamento Porta Nuova/aeroporto Catullo, come da impegno assunto dal Governo Renzi nel 2015 e l’elettrificazione completa della linea Verona/Rovigo nella tratta Cerea-Isola della Scala, in modo da eliminare l’impiego di treni a gasolio.

Vi sono tre ordini di problemi, però e il primo di questi coinvolge proprio queste due infrastrutture veronesi.

Mi spiego. Nel confronto tra il Governo e le Regioni Lombardia e Veneto per decidere le opere da realizzare a supporto delle Olimpiadi Milano/Cortina 2026, mentre la Lombardia ha chiesto numerosi interventi, tra gli altri il collegamento ferroviario Bergamo/aeroporto Orio al Serio, il Veneto non ha inserito nulla sulle due opere veronesi. Eppure, il collegamento con l’aeroporto Catullo è funzionale ai giochi olimpici, no?

Peccato, un’occasione persa perché il Governo ha dato incarico a RFI di realizzare tutte le richieste delle due Regioni entro il 2025.

Poi c’è il problema Sboarina e riguarda la tratta Verona/Pescantina. A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel del Brennero sia sulle prospettive per Verona. Ciò nonostante, abbiamo comunque finanziato la parte progettuale con altri 10 milioni di euro.

Il terzo problema è sulla tratta Brescia/Verona. Ci sono i finanziamenti, ma alcune gare bandite da CEPAV2 sono andate deserte. Ciò fa perdere altro tempo. Occorrerebbe un intervento normativo per superare situazioni simili.

In conclusione, grazie alla sua posizione e la sua vocazione, difficile che Verona non possa essere al centro delle attenzioni, nonostante tutto.

La Lega vuole il male dell’aeroporto?

La Lega ha criticato la decisione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per non aver consentito la riapertura dell’aeroporto di Villafranca. Una cosa da non credere. Pur di fare polemica, rischiano di far fallire lo scalo.

Premessa. A causa della pandemia, in virtù del fatto che gli spostamenti erano vietati, sono stati chiusi diversi aeroporti italiani, compreso quello veronese in modo da evitare di affrontare costi inutili.
Da pochi giorni alcuni sono stati riaperti, anche su richiesta delle società che li gestiscono. Tra questi non c’è Verona, innanzitutto (fatto non indifferente) perché chi lo gestisce non l’ha chiesto, ma non c’è solo quello.

È vero che siamo in condizioni diverse, con la prudenza del caso, ma è altrettanto vero che non tutto è ancora possibile e sui trasporti è ancora aperta la valutazione su come affrontare il distanziamento sociale e come sostenerne i costi.
Il tavolo è in corso per capire cosa fare dal 18 maggio.
Però, qualcosa la sappiamo già.
Negli aeroporti aperti il tema dell’equilibrio finanziario tra domanda e offerta è rilevante e molte attività, nonché le linee offerte, non corrispondono alle spese sostenute.
A Venezia, ad esempio, il calo è del -98,5%.
Il Catullo, se riaprisse, reggerebbe in casi simili?
Non è colpa di nessuno, ma è bene tenere a mente che la riapertura significa poi garantire l’operatività, anche quella dei negozi presenti, senza un numero sufficiente di passeggeri.

Ciò nonostante, il gestore ed i negozi dovrebbero sostenere comunque i costi.
Se non è ancora possibile la mobilità infraregionale, qualcuno mi dice che senso ha caricare inutili costi sul gestore aeroportuale e sui commercianti?
Quindi, comprendo la sollecitazione a favore dell’aeroporto di Verona, ma la natura strumentale della polemica nonché l’assenza di un approfondimento, hanno offuscato il senso del tema.
Eppure, bastava davvero poco per comprendere, prima di polemizzare, che la loro proposta era un’ipotesi irrealistica e dannosa per le casse dell’aeroporto.

 

Test antidroga a scuola, che cantonata!  

Il protocollo per la riorganizzazione dei Centri scolastici di informazione e consulenza (Cic) secondo il cosiddetto metodo proattivo ideato e promosso dal dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss scaligera e che poi ha coinvolto il Comune di Verona, la Polizia locale e l’Ufficio scolastico per stabilire controlli sui ragazzi delle scuole medie superiori di Verona che volontariamente si sarebbero sottoposti, su consenso dei genitori, ai test su droga e alcol, è contrario alla legge sulle tossicodipendenze nonché lesivo della dignità e dei diritti alla privacy degli studenti.

Il pronunciamento del Garante Regionale della Privacy è una vera mazzata alla propaganda ideologica delle destre!

Ne avevo già parlato a febbraio scorso (https://www.vincenzodarienzo.it/il-test-antidroga-a-scuola-e-un-errore-culturale/). Pur essendo convintamente per la tolleranza zero contro l’uso di droghe, ero contrario a trasformare la scuola in un luogo di repressione nel quale agli insegnanti veniva chiesto di compilare una lista di proscrizione costruita con elementi simili alla delazione anonima.

Quel Protocollo avrebbe scatenato un clima di sospetto e prodotto liste di proscrizione, che passate attraverso gli insegnanti, avrebbero causato la perdita del rapporto di fiducia che è alla base del patto educativo che la scuola crea tra docenti e studenti, con grave danno per la formazione di questi ultimi.

Giustizia è fatta e qualcuno dovrà rispondere per aver portato avanti un’azione palesemente contraria alla legge che ha creato solo confusione nel mondo della scuola. Va detto una volta per tutte: in questa città non è la prima volta che su questi temi qualcuno prende grosse cantonate. Spero che questa ennesima esperienza, sia l’ultima e che sia rivisto il rapporto di fiducia verso i responsabili di tale situazione.

Politicamente, è l’ennesima cretinata che commette il Comune di Verona su temi sensibili, solitamente tagliati con l’accetta, frutto di chiusure ideologiche che impediscono la corretta lettura di certi fenomeni.

Si cambi passo. Sia strappato quell’inutile Protocollo e si avvii un percorso, questa volta condiviso anche con gli studenti,  per il rilancio dei Cic, i quali restano un presidio e un servizio irrinunciabile per studenti, famiglie e istituzione scolastica, non solo con riferimento alla piaga del consumo di stupefacenti tra i giovani, ma di tutte le altre problematiche che coinvolgono i giovani soprattutto in questo periodo di inedita incertezza sanitaria, sociale ed economica.

Alla luce dell’esperienza, sono ancora più convinto che siamo stati di fronte ad una vera strumentalizzazione politica dei problemi sociali.

Fermare il contagio nel carcere di Montorio.

Nel carcere di Montorio ci sono 17 poliziotti penitenziari e 25 detenuti risultati positivi al coronavirus.

Ho saputo che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l’ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un’area dell’istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

Poliziotti e detenuti non sono cittadini di serie B.

Sinceramente, e lo dico senza polemica, pensavo che non arrivassimo fino a questo punto. Adesso, però, serve intervenire con urgenza.

Innanzitutto, va rassicurata la popolazione carceraria che si farà di tutto per impedire la diffusione del contagio. E va fatto con atti concreti e immediati, unici fatti che possono consentire uno sviluppo ordinato delle legittime preoccupazioni di tanti.

Quindi, immediatamente devono essere disposti i tamponi a tappeto per tutti i poliziotti ed i detenuti in modo da mappare la situazione ad oggi ed intervenire di conseguenza.

Ai detenuti contagiati devono essere garantiti i dispositivi previsti in questi casi.

Va risolto il delicatissimo tema del rapporto tra poliziotti e detenuti interessati dal contagio. Inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri covid, anche i poliziotti devono essere forniti di occhiali e camici adeguati ed in numero sufficiente.

Non è compito della Polizia Penitenziaria gestire direttamente soggetti contagiati da malattie infettive letali, quindi, è necessaria una costante presenza di un presidio medico specializzato per malattie infettive in modo da affrontare le procedure di tutela per la salute di tutti.

Vanno esaminate anche altre possibilità, tra le quali annovero la domiciliazione degli arresti, ove possibile.

Con l’obiettivo di decongestionare il carcere, va valutata la possibilità di portare i malati fuori dal carcere in luoghi e strutture in passato già impegnate per la domiciliazione. Penso che Direttrice e Magistrato di Sorveglianza, che conoscono il tessuto collaterale al settore, possano agire in questa direzione.

Insomma, nessuna inerzia. Dieci giorni di ritardo sono stati già troppi!

Scuola a distanza, arrivano i fondi

Sono stati ripartiti alle scuole gli 85 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza.

I fondi stanziati con il Decreto “Cura Italia” sono stati assegnati alle scuole veronesi.

Il Governo ha ripartito i fondi alle scuole per favorire la didattica a distanza, attraverso i dispositivi digitali.

La diffusione del contagio ha obbligato le scuole veronesi – come in tutta Italia – ad uno sforzo organizzativo importante per permettere la continuità scolastica con tutti i problemi che la mancata frequentazione ha creato.

Noi ci siamo assunti tre impegni:

  • consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili  per  l’apprendimento  a  distanza,  o  di potenziare quelli già in dotazione;
  • mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato  d’uso,  dispositivi  digitali individuali per la fruizione delle piattaforme;
  • garantire la necessaria connettività di rete.

Per queste tre ragioni, abbiamo stanziato i fondi necessari per tutte le scuole italiane.

I fondi, inoltre, serviranno anche per formare il personale scolastico sulle  metodologie  e  le  tecniche  per  la  didattica  a distanza.

Agli 85 milioni di euro vanno aggiunti anche quelli per assicurare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie  e nelle  scuole  secondarie  di  primo  grado  la  funzionalita’  della strumentazione informatica,  nonche’  per  il  supporto  all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza. A questo proposito, infatti, le  istituzioni scolastiche  sono  state autorizzate  a  sottoscrivere  contratti  sino  al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000  unità.

Le risorse sono state ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e  del  numero di studenti di ciascuna.

Con questa decisione si apre una fase nuova nel mondo della scuola che potrà proseguire, con le modalità decise dagli Istituti, anche oltre l’emergenza dettata dal contagio coronavirus.

Intravvedo un’opportunità strategica che può essere utilizzata anche in futuro e che, sono sicuro, favorirà le conoscenze, l’apprendimento e aprirà canali di comunicazione scuola/studenti inediti ed inesplorati.

Guarda la scuola del tuo paese o città.

Ripartizione fondi

 

Basta fake news!

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e se non basteranno, ne arriveranno ancora.

Nel rispetto della libertà di stampa e di opinione, ritengo che la notizia pubblicata da L’Arena di Verona dal titolo: “Gli aiuti del Governo? Troppo pochi” abbia indotto in errore i veronesi.

Sottolineando che nessun sindaco che era stato intervistato dal giornale ha proferito quella frase, è bene precisare, a beneficio della verità, che con i 400 milioni di euro stanziati per i Comuni, il Governo intende aiutare un milione circa di famiglie che non prenderanno la cassa integrazione né ha il reddito di cittadinanza.

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e sono già nelle disponibilità dei Comuni con una velocità senza precedenti.

Infatti, quella cifra è ulteriore rispetto ai 9,6 miliardi stanziati per sostenere lavoratori e famiglie con cassa integrazione in deroga, sostegno ai lavoratori autonomi, congedi parentali, fondo Gasparrini per la sospensione dei mutui e voucher baby sitter.

Ed è ulteriore anche rispetto ai soldi che i Comuni già spendono per le situazioni di difficoltà esistenti prima del virus.

Poiché non è possibile arrivare dappertutto, perché ci sono famiglie che non prendono ne la Cassa integrazione ne il reddito di cittadinanza e, quindi, sono escluse dalle decisioni prese, i 400 milioni servono per questo scopo.

Aiutare un milione di famiglie che ha bisogno di generi di prima necessità, non è poco, è giusto!

Peraltro, come è noto, stiamo studiando l’allargamento dei sostegni già decisi – reddito di ultima istanza e reddito di emergenza – per comprendere sempre più famiglie e se quelle risorse ancora non basteranno, tra pochi giorni daremo un ulteriore sostegno economico.

Difficile comprendere come queste informazioni non siano conosciute alla stampa.

Infine, conoscendo bene il territorio veronese, qualcosa ci dice che potrebbero non essere utilizzati tutti i fondi a disposizione.

Basta vedere le cifre per ogni Comune della nostra provincia, per capirlo.

Con vivo stupore, ritengo che in questo delicato momento sarebbe bene non trascendere in informazioni che, peraltro erroneamente, aggravano il clima già difficile in ragione dei sacrifici che tutti stiamo facendo.

Potrei chiedere di fare un dossier negli ospedali veronesi per vedere quanti tamponi sono stati fatti agli operatori sanitari, ad esempio, oppure di capire dove sono finiti i quasi 5 milioni di mascherine che la Protezione Civile ha fornito al Veneto, ma evitiamo per non creare allarme e contrapposizioni, accettando anche le disinformazioni di Zaia.

Le cifre poi comunicate dal Comune di Verona hanno clamorosamente smentito L’Arena: i buoni pasto, a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare sono: 240 euro per una persona, 400 euro per due persone, 560 per tre, 720 per quattro, 800 per cinque.

L’avversario, per noi, è il virus ed è bene che ci sia la massima attenzione su ogni azione o informazione da diffondere.

Le somme per i Comuni veronesi sono queste:

Affi 12.982,13
Albaredo D’adige 34.634,75
Angiari 12.008,04
Arcole 40.791,39
Badia Calavena 17.393,34
Bardolino 38.054,63
Belfiore 20.724,18
Bevilacqua 10.847,93
Bonavigo 13.832,52
Boschi Sant’anna 9.422,02
Bosco Chiesanuova 21.813,24
Bovolone 109.617,54
Brentino Belluno 9.582,68
Brenzone Sul Garda 14.424,09
Bussolengo 116.093,23
Buttapietra 41.737,66
Caldiero 47.239,30
Caprino Veronese 47.409,21
Casaleone 38.221,72
Castagnaro 25.320,62
Castel D’azzano 63.346,34
Castelnuovo Del Garda 77.095,46
Cavaion Veronese 32.622,03
Cazzano Di Tramigna 9.512,46
Cerea 104.919,40
Cerro Veronese 15.873,61
Cologna Veneta 52.906,41
Colognola Ai Colli 49.213,70
Concamarise 7.709,27
Costermano Sul Garda 20.108,83
Dolcè 16.185,49
Erbè 13.115,13
Erbezzo 5.609,03
Ferrara Di Monte Baldo 1.457,93
Fumane 22.735,99
Garda 21.821,24
Gazzo Veronese 33.558,57
Grezzana 67.151,27
Illasi 30.851,74
Isola Della Scala 65.751,41
Isola Rizza 21.808,28
Lavagno 45.036,79
Lazise 37.333,61
Legnago 134.553,70
Malcesine 19.546,87
Marano Di Valpolicella 18.199,29
Mezzane Di Sotto 13.301,62
Minerbe 27.990,64
Montecchia Di Crosara 30.472,30
Monteforte D’alpone 62.062,40
Mozzecane 47.005,91
Negrar 90.635,54
Nogara 48.751,52
Nogarole Rocca 24.065,02
Oppeano 67.113,41
Palù 9.303,24
Pastrengo 16.206,88
Pescantina 94.590,75
Peschiera Del Garda 56.753,24
Povegliano Veronese 42.818,73
Pressana 17.099,42
Rivoli Veronese 13.805,81
Roncà 25.652,44
Ronco All’adige 40.805,51
Roverchiara19.155,48
Roveredo Di Guà 11.390,17
Roverè Veronese 15.447,23
Salizzole 26.551,08
San Bonifacio 131.957,10
San Giovanni Ilarione 34.794,38
San Giovanni Lupatoto 134.829,38
Sanguinetto 27.316,23
San Martino Buon Albergo 82.884,65
San Mauro Di Saline 4.292,22
San Pietro Di Morubio 19.871,71
San Pietro In Cariano 68.581,03
Sant’ambrogio Di Valpolicella 63.999,68
Sant’anna D’alfaedo 18.097,16
San Zeno Di Montagna 7.716,06
Selva Di Progno 6.604,09
Soave 37.768,34
Sommacampagna 83.179,60
Sona 95.577,38
Sorgà 18.557,13
Terrazzo 15.516,90
Torri Del Benaco 16.190,98
Tregnago 29.503,20
Trevenzuolo 18.971,75
Valeggio Sul Mincio 91.809,41
Velo Veronese 6.222,59
Verona 1.362.299,37
Veronella 34.768,58
Vestenanova 18.231,85
Vigasio 57.511,51
Villa Bartolomea 35.276,40
Villafranca Di Verona 176.897,29
Zevio 84.907,33
Zimella 9.386,50

Il Governo a sostegno delle misure per la disabilità

In tempi di emergenza da virus, si è creata un’altra emergenza: la chiusura dei centri diurni.

Da settimane sono chiuse le strutture semiresidenziali per minori e persone anziane, con disabilità, con dipendenze e con disturbi di salute mentale, che sono il cuore dei servizi territoriali cosiddetti “diurni”, sociali e socio-sanitari, da sempre gestiti dalle ULSS su delega dei comuni.

Dall’inizio della grave crisi sanitaria per COVID-19 le persone più fragili del territorio veneto gravano sulle famiglie, con un carico assistenziale supplementare che si somma alle difficoltà che tutti vivono.

In Veneto 8.426 persone con disabilità sono inserite in strutture semi-residenziali ed altre 8.271 persone sono giornalmente occupate nell’integrazione sociale in ambiente lavorativo (SIL).

Da settimane, ormai, queste persone sono a casa, senza contare quelle degli altri servizi, salute mentale in primis.

Nel Decreto Legge “Cura Italia” abbiamo previsto che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali sia garantito lo svolgimento di prestazioni convertite in altra forma, ossia in forme individuali domiciliari o a distanza o resi negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente” per far fronte all’emergenza.

È altresì prevista l’attivazione di interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario. Le prestazioni convertite in altra forma, saranno retribuite ai gestori con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi.

Ci siamo occupati, quindi, della tutela delle persone fragili bilanciando il principio del distanziamento sociale (la chiusura dei Centri Diurni per non favorire il contagio) con l’altrettanto, se non più significativo, bisogno di tutelare e assistere le persone più fragili della società.

Il Decreto precisa che le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione.

Sarà inoltre corrisposta un’ulteriore quota parte (seconda quota) per raggiungere la corresponsione di entità pari all’importo già previsto (100%), al netto delle eventuali minori entrate derivanti dalla sospensione del servizio.

Questo pagamento dei servizi è stato previsto per garantire la tenuta del sistema welfare a condizione che i gestori privati di tali servizi dovranno garantire l’effettivo mantenimento, ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto, fermo restando che le stesse dovranno risultare immediatamente disponibili, all’atto della ripresa della normale attività.

Tutto questo, pertanto, evita anche il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle strutture private accreditate.

Ora, se è stata prevista questa possibile, cosa aspetta la Regione a recepirle e dare seguito a quanto stabilito dal Decreto attraverso chiare indicazioni da fornire alle ULSS territoriali? È urgente un intervento chiaro che metta in condizione gli enti ad attivare i servizi in altra forma” (domiciliari, a distanza, in ambienti sicuri e dedicati) per non incorrere in violazioni della sospensione o per non dover altresì richiedere gli interventi di sostegno del reddito per il personale non impiegato.

Noi abbiamo dato la possibilità agli Enti del Terzo Settore del Veneto di decidere a favore della prosecuzione delle attività. Il resto tocca a Zaia.

Speriamo lo faccia, ed in fretta.

Zaia si è occupato delle case di riposo?

Per tanti giorni ho seguito le conferenze stampa di Zaia.

In diverse occasioni ho notato la sua capacità di non dire tutto, ovvero solo quello che gli interessava e di alzare sempre lo sguardo verso Roma, in modo da mettere in mora qualcun altro rispetto alle tante cose da fare.

Quindi, in tante occasioni abbiamo sentito parlare di mascherine, guanti, respiratori e così via.

Va specificata una cosa: dal 2004 le competenze in materia sanitaria sono state attribuite alle Regioni. Spetterebbe a queste garantire l’efficienza del sistema sanitario regionale.

In tutta Italia, su questo punto ci torneremo, perché l’epidemia ha fatto emergere importanti criticità e lacune, a testimonianza che le scelte fatte non sempre sono state felici.

Qui in Veneto, inoltre, propagandato come sistema efficiente, non possono mancare le dotazioni per il personale sanitario, ivi compresi i medici di base o, peggio ancora, posti per rianimazione e attrezzature adeguate.

Ne parleremo dopo l’epidemia.

Ovviamente, in un contesto emergenziale come quello che stiamo vivendo, il

Governo non può che fare la sua parte.

Ecco, questa certezza, che il Governo deve comunque agire, è stata presa a pretesto per scaricare su altri le proprie mancanze, con un gioco al rilancio che mediaticamente ha ingenenerato la convinzione che altri non hanno fatto il proprio dovere.

Invece, la prova provata del contrario, non solo è quella di aver scoperto tante falle nel sistema sanitario!/ospedaliero, ma alzando lo sguardo su altre esigenze sempre di carattere regionale, viene fuori un quadro desolante.

È il caso delle Residenze Sanitarie Assistite e delle Case di Riposo. Li non c’è Governo che tenga.

Innanzitutto, gli operatori non possono contare su competenze e dotazioni di livello ospedaliero ma si trovano a dover fare i conti con una popolazione ospitata altamente vulnerabile.

Più di 30mila anziani ricoverati in circa 200 strutture, pubbliche e private, devono affrontare l’epidemia di Coronavirus in condizioni assai complicate. Avevano bisogno si da subito di un’attenzione particolare che non c’è stata e almeno fino a due/tre giorni a abbiamo notato solo la forte latitanza della Regione.

Non risulta, inoltre, che la Regione abbia predisposto un monitoraggio di quello che sta succedendo. Quanti focolai di Covid19 ci sono nelle strutture venete e quanti contagiati? Qual è il fabbisogno di personale per sostituire chi è stato costretto a lasciare il lavoro perché colpito dal virus o dare il cambio a chi sta facendo turni massacranti? Chi deve provvedere alla continua sanificazione dei locali?

Le strutture, già alle prese con parecchi problemi di bilancio, si trovano a fare i conti con un peso insostenibile. Alcune sono già collassate, altre lo saranno a breve senza un intervento forte.

Su questo tema, per adesso solo allarmanti proclami a parte di Zaia. Ma non era il caso di agire sin dall’inizio dell’epidemia?

Zaia, basta chiacchiere, per salvare le persone anziane ospitate nelle Case di riposo, in particolare quelle pubbliche, servono risorse altrimenti il sistema crollerà, quindi, finiscila di fare propaganda e datti da fare, prima che si verifichi  la ‘Caporetto’ degli anziani del Veneto.