Risolvere gli ostacoli sulla TAV Brescia-Verona

Le gare d’appalto andate deserte per la realizzazione dell’alta velocità Brescia-Verona stanno rallentando l’esecuzione dei lavori. Il Ministero intervenga, anche in sede UE, per favorire l’ultimazione delle opere affidate nel rispetto delle tempistiche contrattuali.

Per il lotto Brescia/Verona sono stati pubblicati 4 appalti su 8. Due sono andati deserti e due hanno ricevuto una sola offerta. Peraltro, una delle due offerte ricevute è stata ritenuta non idonea. Da ciò si desume una condizione di difficoltà del mercato con inevitabili rischi per il Contraente Generale legati a potenziali default dell’appaltatore. Non si esclude che le ragioni siano da ricercare nelle crisi delle imprese del settore e dalla conseguente recessione nel campo dei lavori infrastrutturali in Italia.

Queste problematiche stanno rallentando l’esecuzione dei lavori e, quindi, potrebbero compromettere il rispetto degli obblighi temporali che l’Italia ha assunto con l’Unione Europea.

Per Verona significherebbe aspettare più tempo ancora con la conseguenza di non rispettare il cronoprogramma per agganciarci all’apertura del tunnel del Brennero, vera chiave di volta per i traffici merci che attraversano il nostro territorio.

Il problema viene da lontano. In seguito alla procedura comunitaria d’infrazione n. 2001/2084, il Governo Berlusconi nel 2008 impose la revisione delle condizioni di affidamento di alcune tratte ad Alta Velocità/Alta Capacità, fra cui la Milano-Verona, stabilendo di assegnare una determinata quota di lavori a imprese terze.

In pratica, per la tratta Milano/Verona venne imposto l’affidamento al mercato, mediante procedure di gara, di una quota degli appalti da far eseguire a terzi pari al 70% circa delle opere civili e di armamento (le infrastrutture). Il restante 30% restò in capo al Consorzio CEPAV 2 attraverso gli affidamenti diretti.

Alla luce di quanto sta accadendo, ovviamente, i tempi di ripubblicazione sono lunghi e, stante la contingente situazione creatasi, è forte il rischio che possa ripetersi la medesima cosa anche nei restanti appalti con margini di recupero sui tempi evidentemente nulli.

La situazione di difficoltà che il Consorzio CEPAV2 sta affrontando nell’assegnazione degli appalti impone la ricerca di una soluzione alternativa a quella prevista ad oggi, pur nel rispetto dei principi comunitari.

Ho proposto al Ministro De Micheli una possibile soluzione. A mio parere se la gara pubblica per l’individuazione delle imprese terze cui affidare il 70% dei lavori dell’intera tratta, andasse deserta o comunque non è possibile aggiudicarla, il Contraente può procedere con affidamenti diretti purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate.

Credo che questa soluzione sia una corretta interpretazione degli impegni assunti dal Governo italiano in sede comunitaria. In questi casi, ossia quando un appalto non viene aggiudicato in sede di prima pubblicazione, l’obbligo di affidare ad imprese terze con una gara una quota parte dei lavori, dovrebbe ritenersi assolto da parte del Contraente.

E’ l’unica per garantire l’ultimazione delle opere affidate nel rispetto delle tempistiche contrattuali senza che ciò possa essere considerata quale violazione degli impegni assunti dallo Stato italiano verso la CE.

Strada di Gronda/Collegamento bretella Verona Nord

Nelle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 abbiamo inserito la costruzione della nostra Strada di Gronda – Collegamento bretella Verona Nord.

Con il Decreto Olimpiadi abbiamo costituito la società «Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A.».

Questa società, partecipata dai Ministeri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti, dalla Regione Lombardia, dalla Regione Veneto e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano è competente per la realizzazione delle opere che saranno individuate con un decreto.

Per la realizzazione più velocemente possibile delle opere possono essere nominati uno o più commissari straordinari dotati di poteri e funzioni identiche al Commissario per la ricostruzione del ponte di Genova.

Ebbene, nel Decreto che individuerà le opere infrastrutturali, abbiamo inserito la Strada di Gronda – Collegamento bretella Verona Nord. Da cronoprogramma l’inizio dei lavori è previsto per dicembre 2021 e la conclusione entro giugno 2023, ma probabilmente i tempi saranno entro il 2025.

Per Verona è un’opera strategica che collega l’area del casello di Verona Nord con il Quadrante Europa e, quindi, con la tangenziale sud.

La zona intorno al casello di Verona nord è particolarmente congestionata per notevoli attrattori di traffico come l’interporto Quadrante Europa, l’aeroporto Catullo, Veronamercato.

Il nuovo collegamento – che parte dall’area Fenilon – sgraverà la strada a sud del casello di parte dei flussi di traffico pesante dirottandoli su altra direttrice, appunto questa bretella, costruendo un nuovo accesso al Quadrante Europa. Un importante anello di congiunzione per migliorare i collegamenti in quella zona, soprattutto di natura commerciale.

Da questo punto di vista la nuova strada metterà in soffitta l’idea del nuovo casello per l’aeroporto. Ma questa è un’altra storia.

La nuova strada costerà 25 milioni di euro e sarà finanziata con le economie progettuali o di gara relative alle altre opere previste per le Olimpiadi. Potrà anche essere cofinanziata con fondi propri degli enti interessati, Regione e Comune di Verona, ovviamente.

La Società che dovrà costruire l’opera agirà in coerenza con le indicazioni del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi relativamente alla predisposizione del piano degli interventi, al rispetto del cronoprogramma, alla localizzazione e alle caratteristiche tecnico-funzionali e sociali delle opere, all’ordine di priorità e ai tempi di ultimazione delle stesse.

Il prossimo passo dovrà essere la nomina di un commissario ad hoc per le opere del Veneto e, quindi, anche per la nuova strada di gronda in modo non solo di averla entro le Olimpiadi, ma di partecipare pienamente al processo olimpico.

 

La notizia più brutta!

Come un incubo che ritorna, si parla di nuovo della ndrangheta a Verona.

In questi giorni sono stati effettuati decine di arresti di persone appartenenti all’organizzazione criminale che aveva costruito a Verona un sistema pervasivo e pericoloso, aiutato da numerosi veronesi. Tra questi sembra che abbiano rilevanti responsabilità anche due dirigenti di AMIA, l’azienda che tratta i rifiuti.

Ndrangheta e rifiuti sono un binomio pericolosissimo.

Me ne occupo quotidianamente in qualità di componente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Scoprirlo anche a Verona è stato uno shock!

Il rapporto con soggetti della pubblica amministrazione è il fulcro della peggiore notizia che potessimo immaginare.

Non solo la ndrangheta è ben radicata a Verona, ma avrebbe esteso i propri tentacoli anche nella pubblica amministrazione a testimonianza della pericolosità del fenomeno.

La Ndrangheta ci aveva già provato in passato: è bene ricordare le riunioni fatte a Verona per valutare investimenti di capitali illeciti nella nostra economia, sia nelle aree dismesse lungo la bresciana, sia nell’area ex Tiberghien, nonché la volontà di gestire alcuni beni del Comune di Verona (illuminazione pubblica, centro sportivo, asilo nido).

Da menzionare anche che alcune interdittive hanno colpito soggetti che gestivano beni pubblici, come gli impianti di risalita in Lessinia.

Insomma, una capacità pervasiva pericolosa per l’economia legale e con prospettive verso gli Enti locali.

Oggi arriva l’ulteriore conferma di questo cancro che ci attanaglia e, soprattutto, del fatto che avevano messo l’occhio sul delicatissimo settore dei rifiuti.

Ho chiesto alla Commissione di cui faccio parte di acquisire immediatamente tutti gli atti e di avviare urgentemente un approfondimento mirato per capire se certe connivenze erano funzionali al riciclaggio e/o smaltimento di rifiuti a Verona ed in Veneto.

Fondazione Arena, quale futuro (ai tempi covid)

Il decreto Rilancio lancia un segnale di fiducia a tutte le imprese e le istituzioni culturali perché i fondi decisi e le modalità di erogazione sono un chiaro segnale di attenzione e supporto a favore di tutto il settore culturale italiano.

Dal punto di vista delle Fondazioni lirico sinfoniche, c’è un però.

La decisione di ripartire il fondo unico dello spettacolo per il biennio 2020/2021 sulla base della media delle percentuali assegnate per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti, per l’anno prossimo, quando presumibilmente riprenderanno le attività, potrebbe comportare una evidente disparità.

Infatti, se per quest’anno, tra FUS e costi da sostenere, posto che la stagione non si svolgerà, tanti lavoratori determinati non saranno impiegati e la cassa integrazione copre una parte rilevante del personale stabile, vi sarà omogeneità, nel 2021, considerato che la bigliettazione non potrà essere più la stessa a causa del distanziamento sulle gradinate ed in platea, il peso di questa non avrà più lo stesso valore che di solito viene calcolato per stabilire la quota FUS (in riduzione) per la Fondazione Arena.

I criteri generali del FUS saranno adeguati solo nel 2022 in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati.

Quindi, per evitare possibili disparità, delle due l’una: o i nuovi criteri vengono anticipati al 2021 (e comprendere, quindi, il calo della bigliettazione per la Fondazione Arena) o l’anno prossimo si aumenta il FUS in modo che vi siano più risorse da destinare a coloro che perderanno molto dalla bigliettazione.

Altri temi che possono essere di sollievo per le Fondazioni lirico sinfoniche sono la sospensione delle rate dei finanziamenti di cui alla “Legge Bray” nonché la proroga del raggiungimento del tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario stabilito per il 31 dicembre 2020 (compreso l’inquadramento delle attuali fondazioni lirico-sinfoniche, alternativamente, come “fondazione lirico sinfonica” o “teatro lirico-sinfonico”).

In questo articolo (https://www.vincenzodarienzo.it/fondazione-arena-un-tavolo-locale-e-le-risorse-per-evitarne-la-chiusura/) auspicavo la ripresa, anche parziale delle attività in modo da tenere viva la produzione culturale.

Dalla Fondazione pare che la volontà ci sarebbe, ma antepongono la questione dei posti disponibili. In pratica, a fronte del protocollo che stabilisce che per gli spettacoli all’aperto non possono essere superati i 1.000 spettatori, la Fondazione Arena ne chiede 3.000.

Io penso che possano comunque fare qualcosa, visto che i fondi ci sono e ce ne saranno ancora e sarei anche più fiducioso rispetto a questa ansia che stanno spargendo in giro. Mi spiego.

Il protocollo vigente riflette la situazione epidemiologica che abbiamo finora conosciuto. Nulla toglie che in presenza di condizioni migliori, ovvero se si consolida la curva positiva di questi giorni, che le cose possano essere riviste in tempo per il periodo in cui vorrebbero fare gli spettacoli.

Va detto, giusto per ricordarcelo sempre, che la questione non è solo nazionale. Infatti, se i contagi in giro per il mondo continuano ad essere rilevanti, il problema è anche dell’Italia.

Quindi, si programmi, si faccia e se le condizioni lo permetteranno, certamente ci saranno miglioramenti.

Entro la fine dell’estate i finanziamenti per Villa Albertini (Negrar).

Nell’ambito del progetto Bellezza–Recuperiamo i luoghi culturali, voluto dal Governo Renzi, il Comune di Negrar era stato destinatario di un finanziamento di 535mila euro per provvedere in parte alla sistemazione con messa in sicurezza della villa comunale Albertini ad Arbizzano.

Una risorsa importante, che non avrebbe consentito di sistemare tutta la villa, ormai in condizioni critiche, ma che permetteva importanti interventi a tutela, a partire dal tetto, che in parte è crollato.

Per recuperare beni e siti d’interesse e valore culturale, il progetto Bellezza aveva destinato 150 milioni di euro.

Tra questi, 15 milioni erano andati a bandi vincitori del Veneto e, specificamente, sette Comuni veronesi avevano beneficiato di finanziamenti per circa 5 milioni.

Oltre a Negrar, tra gli assegnatari ci sono Verona, Brenzone sul Garda, Casaleone, Albaredo d’Adige, Lavagno e Povegliano.

Dopo l’assegnazione, con il cambio del Governo sembrava che tutto si fosse fermato. La disattenzione è stata evidente in questi mesi, tanto che ancora oggi i molti vincitori non hanno ancora ricevuto i fondi previsti.

Villa Albertini ha spazi esterni preziosi per la comunità che devono essere usufruiti in sicurezza e sfruttando tutte le occasioni presenti. Bene, quindi, la partecipazione al bando, premiata, poi, con la vittoria del progetto.

Un peccato vedere la villa, nel cui parco ci sono tesori naturalistici, botanici e faunistici, chiusa e inagibile, ormai da tanti anni.

Proprio in questi mesi sono stati ripresi i lavori della commissione che valuta i progetti per la definizione di dettaglio del finanziamento.

Confido che entro l’estate la procedura possa concludersi. L’intervento è al n. 125 in ordine di presentazione e per ora sono stati valutati i primi 91. Con le programmazioni della commissione dovremmo farcela.

Peraltro, dalla scheda istruttoria relativa all’esame del progetto, al momento, non emergono criticità.

Sì, c’è un ritardo, sono passati due anni dall’assegnazione dei fondi, ma con questo Governo abbiamo accelerato le procedure. Se questa velocità fosse stata decisa in passato, probabilmente gli interventi necessari sarebbero già in corso.

Torna la riqualificazione di Veronetta!

Il Governo Conte ha eliminato il blocco dei progetti vincitori del bando periferie imposto dalla Lega un anno fa. Ritornano i 18 milioni per la riqualificazione di Veronetta.

Tre gli interventi oggetto di una importante riqualificazione:

  • il restauro e il riuso di palazzo Bocca Trezza, storico edificio cinquecentesco in degrado, realizzando al suo interno una sala convegni, spazi per il Terzo Settore da destinare a uno spazio famiglie, una ludoteca, un centro diurno per bimbi tra i 10 e i 15 anni, nonché spazi per ultra-sessantacinquenni (counselling, orientamento, alfabetizzazione informatica);
  • il complessivo recupero della struttura ottocentesca del Silos di Levante, per un costo di 3.875.000 euro. Gli interventi riguardano un edificio di circa 17 mila metri cubi, a pianta rettangolare e prevedono il restauro, il risanamento e la conservazione degli apparati architettonici esterni austroungarici e una riconversione dei volumi interni. Una volta terminati i lavori, gli spazi dovrebbero accogliere spazi espositivi, punti di ristoro e sale lettura e studio per gli studenti;
  • Ex Caserma Passalacqua, con parco urbano, residenza universitaria, strutture e servizi sportivi di quartiere all’aperto e al chiuso.

Nonostante il silenzio del Comune di Verona, mai pervenuto sull’argomento, abbiamo ottenuto un importante risultato per Verona (l’ennesimo). Abbiamo rimesso in piedi il progetto di riqualificazione che era stato bloccato dalla Lega nel precedente Governo.

Lo strabismo del Comune sul progetto è stato evidente. Di fronte a quella decisione assurda della Lega, il silenzio è stato tombale.

In ogni caso, questo è il passato. Per fortuna.

Il Progetto presentato anni fa dal Comune di Verona e che si era classificato al n. 90 della graduatoria dei progetti selezionati secondo l’ordine di priorità e approvata con DPCM del 6 dicembre 2016, finanziato con 18 milioni di euro che avrebbero generato altre risorse fino a all’importo complessivo di 36.480.000,00 milioni di euro, è stato pienamente recuperato ed è operativo. La decisione precedente è stata superata.

Il cronoprogramma aggiornato è stato approvato dal Gruppo di monitoraggio della Presidenza del Consiglio e, data la complessità degli interventi previsti, prevede la conclusione entro il 2025.

 

Ad oggi, però, il Comune ancora non ha richiesto il rimborso delle spese sostenute nè vi sono agli atti richieste di rimodulazione degli interventi.

In poche parole, questo significa che non si conosce se il Comune di Verona sta proseguendo la progettazione degli interventi. Non ci stupiremmo se fosse ancora ferma ad un anno fa.

Ricordiamo che proprio la lentezza del Comune aveva danneggiato. Infatti, l’insufficiente livello di progettazione era stata la causa del blocco deciso dalla Lega che aveva spostato i fondi per altre esigenze.

Agsm: gara pubblica per un partner industriale.

Il percorso avviato da Agsm, patrimonio veronese per gas ed energia e Aim, omologa vicentina, in esclusiva con la milanese A2A, non garantisce lo sviluppo migliore per Verona e per l’azienda.

Serve una gara o comunque una procedura di selezione ad evidenza pubblica.

Non penso ci siano alternative alle alleanze, perché lo sviluppo di Agsm e del territorio passa necessariamente dall’unità con i grandi player del mercato che posseggono dimensioni e capacità tali da permetterci di fare un salto di qualità. Non sono molte in Italia, ma di sicuro non c’è solo A2A!

Perché il Comune di Verona vuole per forza trattare solo con questa azienda? A me pare una soluzione di ripiego!

Perché non prendere atto che il percorso in esclusiva è già stato fortemente criticato dal mercato?

Si parla tanto di libertà imprenditoriale e di concorrenza e poi quando devono perseguirlo, si rinchiudono nelle stanze solo con chi vogliono.

Sta di fatto che l’alleanza con A2A è insufficiente e non ha le caratteristiche della trasparenza previste dalla normativa in materia e del rispetto delle regole della libera concorrenza.

Se Sboarina, che finora ha negato di valutare le occasioni offerte dal mercato, prosegue su questa linea, è chiaro che porta il Comune in un vicolo cieco e, soprattutto, danneggia il potenziale della città che si esprime attraverso uno dei suoi gioielli migliori.

Peraltro, credo sia evidente a tutti come la trattativa solitaria con A2A abbia evidenziato una gestione gravemente deficitaria che ha finito per trasformare un’opportunità di alleanza espansiva nella “consegna” di un bene nelle mani di un colosso.

Fa specie che gli errori del passato non abbiano insegnato nulla. Verona ha già trattato cessioni in esclusiva e le cose non sono andate benissimo, anzi. Mi riferisco a istituti bancari e aeroporto. In questi due ambiti primeggiava e adesso siamo diventati una città tra tante.

D’altronde, quando scegli un unico partner, senza alcuna concorrenza, viene meno quella possibilità che nell’offerta qualcuno possa osare di più e darti di più di un altro.

Si riapra la partita ed il Comune avvii un avviso di manifestazione di interesse diretto ai partner energetici interessati.

Sboarina piange sempre il morto.

Credo che il sindaco di Verona abbia poca dimestichezza con numeri e finanziamenti. Ogni volta che deve fare i conti, preferisce piangere miseria e, per questo, rasenta il ridicolo.

L’ultima in ordine cronologico è il pianto da coccodrillo sui fondi ai Comuni a causa de coronavirus. Un pianto greco incontenibile…e falso!

Breve riepilogo.

Il primo passo falso lo commette quando, a dicembre scorso, accusa il Governo di doppia morale perché la ridefinizione dei criteri per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale avrebbe portato ad una decurtazione delle somme previste per il Comune di Verona di oltre due milioni di euro.

Vado a vedere di che si tratta e scopro che l’applicazione dei criteri di riparto di tipo perequativo dei soldi del Fondo fissata al 60% per il 2019 dal Governo gentiloni nel 2017 era stata abbassata nel dicembre 2018 (Ministro di allora competente era Matteo Salvini).

A quel tempo era stato zitto, chissà perché!

Per evitare questo, con la Legge di Bilancio 2020 abbiamo aumentato il Fondo di solidarietà per 100 milioni in modo da coprire le riduzioni del 2019.

Poco dopo l’inizio della pandemia, rieccolo che si lamenta di nuovo perché, affermava, il Governo non finanziava i Comuni che stavano sopportando spese ingenti senza alcuna entrata.

Dopo il nuovo pianto, è sparito. Già, perché prima che lui piangesse, il Governo aveva deciso di anticipare circa 3 miliardi di euro dello stesso fondo ai Comuni.

In questi giorni, un nuovo piagnisteo.

Non c’è peggior piagnone sordo di chi continua a ripetere una falsa filastrocca, visto che ne conosce il finale che è diverso da quanto racconta.

Infatti, con il decreto Rilancio, ai Comuni andranno altri 3 miliardi di euro, il 30% immediatamente e il resto a seguito del lavoro del tavolo tecnico con Anci e Upi che verificherà le reali necessità dei Comuni. Ad oggi non si possono definire ancora con esattezza, perchè abbiamo i dati marzo, mentre quelli di aprile sono ancora molto provvisori, .

Sboarina conosce come me i fatti, perché continua a piangere il morto?

Noi sentiamo il dovere di garantire la continuità dei servizi, Sboarina quello di fare inutile e bugiarda propaganda.

Ferrovie, lo sviluppo futuro per Verona

Abbiamo approvato in Commissione Trasporti lo schema di aggiornamento per il biennio 2018/2019 del Contratto di programma quinquennale 2017-2021.

Il Contratto di programma è il mezzo attraverso il quale lo Stato impartisce l’ordine di fare a Rete Ferroviaria Italiana. Non comprende gli interventi di manutenzione straordinaria, disciplinata a parte, ma si riferisce al completamento delle opere in corso, all’avvio di opere prioritarie per l’ammodernamento e lo sviluppo dell’infrastruttura e al miglioramento dei livelli di sicurezza.

E’ stato necessario aggiornare il Contratto in quanto per lo sviluppo delle rete ferroviaria italiana, il Governo ha assegnato risorse aggiuntive a RFI pari a oltre 15 miliardi di euro che sono state riversate soprattutto sui programmi infrastrutturali del biennio 2018/2019.

La metà di queste risorse saranno investite su tutte le principali direttrici lungo i corridoi “core” della rete TEN-T. Le tratte che portano e passano da Verona sono comprese in questi corridoi.

Per la valorizzazione delle reti regionali per il rilancio del trasporto pubblico locale c’è un miliardo di euro e circa 250 milioni di euro sono stati destinati per lo sviluppo dell’intermodalità, in particolare abbiamo impresso una priorità a favore delle opere di collegamento e allo sviluppo di centri logistici e intermodali.

Le tre azioni che abbiamo approvato coinvolgeranno pienamente la nostra città.

Per la logistica, ad esempio, è necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Per l’alta velocità, dopo che abbiamo coperto totalmente il finanziamento della tratta Brescia/Verona, con collegamento diretto verso il Quadrante Europa nonché con le due linee storiche verso Bologna ed il Brennero, i futuri investimenti si riverseranno su Verona-Padova con completamento del Nodo di Verona nonché sull’accesso da nord (asse del Brennero).

Su questo ultimo punto, abbiamo finanziato la prosecuzione e lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con altri 10 milioni di euro.

Nel parere approvato, la Commissione ha, inoltre, condiviso le mie proposte circa le priorità per opere conosciute come il collegamento Porta Nuova/aeroporto Catullo, come da impegno assunto dal Governo Renzi nel 2015 e l’elettrificazione completa della linea Verona/Rovigo nella tratta Cerea-Isola della Scala, in modo da eliminare l’impiego di treni a gasolio.

Vi sono tre ordini di problemi, però e il primo di questi coinvolge proprio queste due infrastrutture veronesi.

Mi spiego. Nel confronto tra il Governo e le Regioni Lombardia e Veneto per decidere le opere da realizzare a supporto delle Olimpiadi Milano/Cortina 2026, mentre la Lombardia ha chiesto numerosi interventi, tra gli altri il collegamento ferroviario Bergamo/aeroporto Orio al Serio, il Veneto non ha inserito nulla sulle due opere veronesi. Eppure, il collegamento con l’aeroporto Catullo è funzionale ai giochi olimpici, no?

Peccato, un’occasione persa perché il Governo ha dato incarico a RFI di realizzare tutte le richieste delle due Regioni entro il 2025.

Poi c’è il problema Sboarina e riguarda la tratta Verona/Pescantina. A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel del Brennero sia sulle prospettive per Verona. Ciò nonostante, abbiamo comunque finanziato la parte progettuale con altri 10 milioni di euro.

Il terzo problema è sulla tratta Brescia/Verona. Ci sono i finanziamenti, ma alcune gare bandite da CEPAV2 sono andate deserte. Ciò fa perdere altro tempo. Occorrerebbe un intervento normativo per superare situazioni simili.

In conclusione, grazie alla sua posizione e la sua vocazione, difficile che Verona non possa essere al centro delle attenzioni, nonostante tutto.

La Lega vuole il male dell’aeroporto?

La Lega ha criticato la decisione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per non aver consentito la riapertura dell’aeroporto di Villafranca. Una cosa da non credere. Pur di fare polemica, rischiano di far fallire lo scalo.

Premessa. A causa della pandemia, in virtù del fatto che gli spostamenti erano vietati, sono stati chiusi diversi aeroporti italiani, compreso quello veronese in modo da evitare di affrontare costi inutili.
Da pochi giorni alcuni sono stati riaperti, anche su richiesta delle società che li gestiscono. Tra questi non c’è Verona, innanzitutto (fatto non indifferente) perché chi lo gestisce non l’ha chiesto, ma non c’è solo quello.

È vero che siamo in condizioni diverse, con la prudenza del caso, ma è altrettanto vero che non tutto è ancora possibile e sui trasporti è ancora aperta la valutazione su come affrontare il distanziamento sociale e come sostenerne i costi.
Il tavolo è in corso per capire cosa fare dal 18 maggio.
Però, qualcosa la sappiamo già.
Negli aeroporti aperti il tema dell’equilibrio finanziario tra domanda e offerta è rilevante e molte attività, nonché le linee offerte, non corrispondono alle spese sostenute.
A Venezia, ad esempio, il calo è del -98,5%.
Il Catullo, se riaprisse, reggerebbe in casi simili?
Non è colpa di nessuno, ma è bene tenere a mente che la riapertura significa poi garantire l’operatività, anche quella dei negozi presenti, senza un numero sufficiente di passeggeri.

Ciò nonostante, il gestore ed i negozi dovrebbero sostenere comunque i costi.
Se non è ancora possibile la mobilità infraregionale, qualcuno mi dice che senso ha caricare inutili costi sul gestore aeroportuale e sui commercianti?
Quindi, comprendo la sollecitazione a favore dell’aeroporto di Verona, ma la natura strumentale della polemica nonché l’assenza di un approfondimento, hanno offuscato il senso del tema.
Eppure, bastava davvero poco per comprendere, prima di polemizzare, che la loro proposta era un’ipotesi irrealistica e dannosa per le casse dell’aeroporto.