Test antidroga a scuola, che cantonata!  

Il protocollo per la riorganizzazione dei Centri scolastici di informazione e consulenza (Cic) secondo il cosiddetto metodo proattivo ideato e promosso dal dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss scaligera e che poi ha coinvolto il Comune di Verona, la Polizia locale e l’Ufficio scolastico per stabilire controlli sui ragazzi delle scuole medie superiori di Verona che volontariamente si sarebbero sottoposti, su consenso dei genitori, ai test su droga e alcol, è contrario alla legge sulle tossicodipendenze nonché lesivo della dignità e dei diritti alla privacy degli studenti.

Il pronunciamento del Garante Regionale della Privacy è una vera mazzata alla propaganda ideologica delle destre!

Ne avevo già parlato a febbraio scorso (https://www.vincenzodarienzo.it/il-test-antidroga-a-scuola-e-un-errore-culturale/). Pur essendo convintamente per la tolleranza zero contro l’uso di droghe, ero contrario a trasformare la scuola in un luogo di repressione nel quale agli insegnanti veniva chiesto di compilare una lista di proscrizione costruita con elementi simili alla delazione anonima.

Quel Protocollo avrebbe scatenato un clima di sospetto e prodotto liste di proscrizione, che passate attraverso gli insegnanti, avrebbero causato la perdita del rapporto di fiducia che è alla base del patto educativo che la scuola crea tra docenti e studenti, con grave danno per la formazione di questi ultimi.

Giustizia è fatta e qualcuno dovrà rispondere per aver portato avanti un’azione palesemente contraria alla legge che ha creato solo confusione nel mondo della scuola. Va detto una volta per tutte: in questa città non è la prima volta che su questi temi qualcuno prende grosse cantonate. Spero che questa ennesima esperienza, sia l’ultima e che sia rivisto il rapporto di fiducia verso i responsabili di tale situazione.

Politicamente, è l’ennesima cretinata che commette il Comune di Verona su temi sensibili, solitamente tagliati con l’accetta, frutto di chiusure ideologiche che impediscono la corretta lettura di certi fenomeni.

Si cambi passo. Sia strappato quell’inutile Protocollo e si avvii un percorso, questa volta condiviso anche con gli studenti,  per il rilancio dei Cic, i quali restano un presidio e un servizio irrinunciabile per studenti, famiglie e istituzione scolastica, non solo con riferimento alla piaga del consumo di stupefacenti tra i giovani, ma di tutte le altre problematiche che coinvolgono i giovani soprattutto in questo periodo di inedita incertezza sanitaria, sociale ed economica.

Alla luce dell’esperienza, sono ancora più convinto che siamo stati di fronte ad una vera strumentalizzazione politica dei problemi sociali.

Fermare il contagio nel carcere di Montorio.

Nel carcere di Montorio ci sono 17 poliziotti penitenziari e 25 detenuti risultati positivi al coronavirus.

Ho saputo che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l’ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un’area dell’istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

Poliziotti e detenuti non sono cittadini di serie B.

Sinceramente, e lo dico senza polemica, pensavo che non arrivassimo fino a questo punto. Adesso, però, serve intervenire con urgenza.

Innanzitutto, va rassicurata la popolazione carceraria che si farà di tutto per impedire la diffusione del contagio. E va fatto con atti concreti e immediati, unici fatti che possono consentire uno sviluppo ordinato delle legittime preoccupazioni di tanti.

Quindi, immediatamente devono essere disposti i tamponi a tappeto per tutti i poliziotti ed i detenuti in modo da mappare la situazione ad oggi ed intervenire di conseguenza.

Ai detenuti contagiati devono essere garantiti i dispositivi previsti in questi casi.

Va risolto il delicatissimo tema del rapporto tra poliziotti e detenuti interessati dal contagio. Inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri covid, anche i poliziotti devono essere forniti di occhiali e camici adeguati ed in numero sufficiente.

Non è compito della Polizia Penitenziaria gestire direttamente soggetti contagiati da malattie infettive letali, quindi, è necessaria una costante presenza di un presidio medico specializzato per malattie infettive in modo da affrontare le procedure di tutela per la salute di tutti.

Vanno esaminate anche altre possibilità, tra le quali annovero la domiciliazione degli arresti, ove possibile.

Con l’obiettivo di decongestionare il carcere, va valutata la possibilità di portare i malati fuori dal carcere in luoghi e strutture in passato già impegnate per la domiciliazione. Penso che Direttrice e Magistrato di Sorveglianza, che conoscono il tessuto collaterale al settore, possano agire in questa direzione.

Insomma, nessuna inerzia. Dieci giorni di ritardo sono stati già troppi!

Scuola a distanza, arrivano i fondi

Sono stati ripartiti alle scuole gli 85 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza.

I fondi stanziati con il Decreto “Cura Italia” sono stati assegnati alle scuole veronesi.

Il Governo ha ripartito i fondi alle scuole per favorire la didattica a distanza, attraverso i dispositivi digitali.

La diffusione del contagio ha obbligato le scuole veronesi – come in tutta Italia – ad uno sforzo organizzativo importante per permettere la continuità scolastica con tutti i problemi che la mancata frequentazione ha creato.

Noi ci siamo assunti tre impegni:

  • consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili  per  l’apprendimento  a  distanza,  o  di potenziare quelli già in dotazione;
  • mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato  d’uso,  dispositivi  digitali individuali per la fruizione delle piattaforme;
  • garantire la necessaria connettività di rete.

Per queste tre ragioni, abbiamo stanziato i fondi necessari per tutte le scuole italiane.

I fondi, inoltre, serviranno anche per formare il personale scolastico sulle  metodologie  e  le  tecniche  per  la  didattica  a distanza.

Agli 85 milioni di euro vanno aggiunti anche quelli per assicurare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie  e nelle  scuole  secondarie  di  primo  grado  la  funzionalita’  della strumentazione informatica,  nonche’  per  il  supporto  all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza. A questo proposito, infatti, le  istituzioni scolastiche  sono  state autorizzate  a  sottoscrivere  contratti  sino  al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000  unità.

Le risorse sono state ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e  del  numero di studenti di ciascuna.

Con questa decisione si apre una fase nuova nel mondo della scuola che potrà proseguire, con le modalità decise dagli Istituti, anche oltre l’emergenza dettata dal contagio coronavirus.

Intravvedo un’opportunità strategica che può essere utilizzata anche in futuro e che, sono sicuro, favorirà le conoscenze, l’apprendimento e aprirà canali di comunicazione scuola/studenti inediti ed inesplorati.

Guarda la scuola del tuo paese o città.

Ripartizione fondi

 

Basta fake news!

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e se non basteranno, ne arriveranno ancora.

Nel rispetto della libertà di stampa e di opinione, ritengo che la notizia pubblicata da L’Arena di Verona dal titolo: “Gli aiuti del Governo? Troppo pochi” abbia indotto in errore i veronesi.

Sottolineando che nessun sindaco che era stato intervistato dal giornale ha proferito quella frase, è bene precisare, a beneficio della verità, che con i 400 milioni di euro stanziati per i Comuni, il Governo intende aiutare un milione circa di famiglie che non prenderanno la cassa integrazione né ha il reddito di cittadinanza.

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e sono già nelle disponibilità dei Comuni con una velocità senza precedenti.

Infatti, quella cifra è ulteriore rispetto ai 9,6 miliardi stanziati per sostenere lavoratori e famiglie con cassa integrazione in deroga, sostegno ai lavoratori autonomi, congedi parentali, fondo Gasparrini per la sospensione dei mutui e voucher baby sitter.

Ed è ulteriore anche rispetto ai soldi che i Comuni già spendono per le situazioni di difficoltà esistenti prima del virus.

Poiché non è possibile arrivare dappertutto, perché ci sono famiglie che non prendono ne la Cassa integrazione ne il reddito di cittadinanza e, quindi, sono escluse dalle decisioni prese, i 400 milioni servono per questo scopo.

Aiutare un milione di famiglie che ha bisogno di generi di prima necessità, non è poco, è giusto!

Peraltro, come è noto, stiamo studiando l’allargamento dei sostegni già decisi – reddito di ultima istanza e reddito di emergenza – per comprendere sempre più famiglie e se quelle risorse ancora non basteranno, tra pochi giorni daremo un ulteriore sostegno economico.

Difficile comprendere come queste informazioni non siano conosciute alla stampa.

Infine, conoscendo bene il territorio veronese, qualcosa ci dice che potrebbero non essere utilizzati tutti i fondi a disposizione.

Basta vedere le cifre per ogni Comune della nostra provincia, per capirlo.

Con vivo stupore, ritengo che in questo delicato momento sarebbe bene non trascendere in informazioni che, peraltro erroneamente, aggravano il clima già difficile in ragione dei sacrifici che tutti stiamo facendo.

Potrei chiedere di fare un dossier negli ospedali veronesi per vedere quanti tamponi sono stati fatti agli operatori sanitari, ad esempio, oppure di capire dove sono finiti i quasi 5 milioni di mascherine che la Protezione Civile ha fornito al Veneto, ma evitiamo per non creare allarme e contrapposizioni, accettando anche le disinformazioni di Zaia.

Le cifre poi comunicate dal Comune di Verona hanno clamorosamente smentito L’Arena: i buoni pasto, a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare sono: 240 euro per una persona, 400 euro per due persone, 560 per tre, 720 per quattro, 800 per cinque.

L’avversario, per noi, è il virus ed è bene che ci sia la massima attenzione su ogni azione o informazione da diffondere.

Le somme per i Comuni veronesi sono queste:

Affi 12.982,13
Albaredo D’adige 34.634,75
Angiari 12.008,04
Arcole 40.791,39
Badia Calavena 17.393,34
Bardolino 38.054,63
Belfiore 20.724,18
Bevilacqua 10.847,93
Bonavigo 13.832,52
Boschi Sant’anna 9.422,02
Bosco Chiesanuova 21.813,24
Bovolone 109.617,54
Brentino Belluno 9.582,68
Brenzone Sul Garda 14.424,09
Bussolengo 116.093,23
Buttapietra 41.737,66
Caldiero 47.239,30
Caprino Veronese 47.409,21
Casaleone 38.221,72
Castagnaro 25.320,62
Castel D’azzano 63.346,34
Castelnuovo Del Garda 77.095,46
Cavaion Veronese 32.622,03
Cazzano Di Tramigna 9.512,46
Cerea 104.919,40
Cerro Veronese 15.873,61
Cologna Veneta 52.906,41
Colognola Ai Colli 49.213,70
Concamarise 7.709,27
Costermano Sul Garda 20.108,83
Dolcè 16.185,49
Erbè 13.115,13
Erbezzo 5.609,03
Ferrara Di Monte Baldo 1.457,93
Fumane 22.735,99
Garda 21.821,24
Gazzo Veronese 33.558,57
Grezzana 67.151,27
Illasi 30.851,74
Isola Della Scala 65.751,41
Isola Rizza 21.808,28
Lavagno 45.036,79
Lazise 37.333,61
Legnago 134.553,70
Malcesine 19.546,87
Marano Di Valpolicella 18.199,29
Mezzane Di Sotto 13.301,62
Minerbe 27.990,64
Montecchia Di Crosara 30.472,30
Monteforte D’alpone 62.062,40
Mozzecane 47.005,91
Negrar 90.635,54
Nogara 48.751,52
Nogarole Rocca 24.065,02
Oppeano 67.113,41
Palù 9.303,24
Pastrengo 16.206,88
Pescantina 94.590,75
Peschiera Del Garda 56.753,24
Povegliano Veronese 42.818,73
Pressana 17.099,42
Rivoli Veronese 13.805,81
Roncà 25.652,44
Ronco All’adige 40.805,51
Roverchiara19.155,48
Roveredo Di Guà 11.390,17
Roverè Veronese 15.447,23
Salizzole 26.551,08
San Bonifacio 131.957,10
San Giovanni Ilarione 34.794,38
San Giovanni Lupatoto 134.829,38
Sanguinetto 27.316,23
San Martino Buon Albergo 82.884,65
San Mauro Di Saline 4.292,22
San Pietro Di Morubio 19.871,71
San Pietro In Cariano 68.581,03
Sant’ambrogio Di Valpolicella 63.999,68
Sant’anna D’alfaedo 18.097,16
San Zeno Di Montagna 7.716,06
Selva Di Progno 6.604,09
Soave 37.768,34
Sommacampagna 83.179,60
Sona 95.577,38
Sorgà 18.557,13
Terrazzo 15.516,90
Torri Del Benaco 16.190,98
Tregnago 29.503,20
Trevenzuolo 18.971,75
Valeggio Sul Mincio 91.809,41
Velo Veronese 6.222,59
Verona 1.362.299,37
Veronella 34.768,58
Vestenanova 18.231,85
Vigasio 57.511,51
Villa Bartolomea 35.276,40
Villafranca Di Verona 176.897,29
Zevio 84.907,33
Zimella 9.386,50

Il Governo a sostegno delle misure per la disabilità

In tempi di emergenza da virus, si è creata un’altra emergenza: la chiusura dei centri diurni.

Da settimane sono chiuse le strutture semiresidenziali per minori e persone anziane, con disabilità, con dipendenze e con disturbi di salute mentale, che sono il cuore dei servizi territoriali cosiddetti “diurni”, sociali e socio-sanitari, da sempre gestiti dalle ULSS su delega dei comuni.

Dall’inizio della grave crisi sanitaria per COVID-19 le persone più fragili del territorio veneto gravano sulle famiglie, con un carico assistenziale supplementare che si somma alle difficoltà che tutti vivono.

In Veneto 8.426 persone con disabilità sono inserite in strutture semi-residenziali ed altre 8.271 persone sono giornalmente occupate nell’integrazione sociale in ambiente lavorativo (SIL).

Da settimane, ormai, queste persone sono a casa, senza contare quelle degli altri servizi, salute mentale in primis.

Nel Decreto Legge “Cura Italia” abbiamo previsto che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali sia garantito lo svolgimento di prestazioni convertite in altra forma, ossia in forme individuali domiciliari o a distanza o resi negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente” per far fronte all’emergenza.

È altresì prevista l’attivazione di interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario. Le prestazioni convertite in altra forma, saranno retribuite ai gestori con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi.

Ci siamo occupati, quindi, della tutela delle persone fragili bilanciando il principio del distanziamento sociale (la chiusura dei Centri Diurni per non favorire il contagio) con l’altrettanto, se non più significativo, bisogno di tutelare e assistere le persone più fragili della società.

Il Decreto precisa che le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione.

Sarà inoltre corrisposta un’ulteriore quota parte (seconda quota) per raggiungere la corresponsione di entità pari all’importo già previsto (100%), al netto delle eventuali minori entrate derivanti dalla sospensione del servizio.

Questo pagamento dei servizi è stato previsto per garantire la tenuta del sistema welfare a condizione che i gestori privati di tali servizi dovranno garantire l’effettivo mantenimento, ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto, fermo restando che le stesse dovranno risultare immediatamente disponibili, all’atto della ripresa della normale attività.

Tutto questo, pertanto, evita anche il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle strutture private accreditate.

Ora, se è stata prevista questa possibile, cosa aspetta la Regione a recepirle e dare seguito a quanto stabilito dal Decreto attraverso chiare indicazioni da fornire alle ULSS territoriali? È urgente un intervento chiaro che metta in condizione gli enti ad attivare i servizi in altra forma” (domiciliari, a distanza, in ambienti sicuri e dedicati) per non incorrere in violazioni della sospensione o per non dover altresì richiedere gli interventi di sostegno del reddito per il personale non impiegato.

Noi abbiamo dato la possibilità agli Enti del Terzo Settore del Veneto di decidere a favore della prosecuzione delle attività. Il resto tocca a Zaia.

Speriamo lo faccia, ed in fretta.

Zaia si è occupato delle case di riposo?

Per tanti giorni ho seguito le conferenze stampa di Zaia.

In diverse occasioni ho notato la sua capacità di non dire tutto, ovvero solo quello che gli interessava e di alzare sempre lo sguardo verso Roma, in modo da mettere in mora qualcun altro rispetto alle tante cose da fare.

Quindi, in tante occasioni abbiamo sentito parlare di mascherine, guanti, respiratori e così via.

Va specificata una cosa: dal 2004 le competenze in materia sanitaria sono state attribuite alle Regioni. Spetterebbe a queste garantire l’efficienza del sistema sanitario regionale.

In tutta Italia, su questo punto ci torneremo, perché l’epidemia ha fatto emergere importanti criticità e lacune, a testimonianza che le scelte fatte non sempre sono state felici.

Qui in Veneto, inoltre, propagandato come sistema efficiente, non possono mancare le dotazioni per il personale sanitario, ivi compresi i medici di base o, peggio ancora, posti per rianimazione e attrezzature adeguate.

Ne parleremo dopo l’epidemia.

Ovviamente, in un contesto emergenziale come quello che stiamo vivendo, il

Governo non può che fare la sua parte.

Ecco, questa certezza, che il Governo deve comunque agire, è stata presa a pretesto per scaricare su altri le proprie mancanze, con un gioco al rilancio che mediaticamente ha ingenenerato la convinzione che altri non hanno fatto il proprio dovere.

Invece, la prova provata del contrario, non solo è quella di aver scoperto tante falle nel sistema sanitario!/ospedaliero, ma alzando lo sguardo su altre esigenze sempre di carattere regionale, viene fuori un quadro desolante.

È il caso delle Residenze Sanitarie Assistite e delle Case di Riposo. Li non c’è Governo che tenga.

Innanzitutto, gli operatori non possono contare su competenze e dotazioni di livello ospedaliero ma si trovano a dover fare i conti con una popolazione ospitata altamente vulnerabile.

Più di 30mila anziani ricoverati in circa 200 strutture, pubbliche e private, devono affrontare l’epidemia di Coronavirus in condizioni assai complicate. Avevano bisogno si da subito di un’attenzione particolare che non c’è stata e almeno fino a due/tre giorni a abbiamo notato solo la forte latitanza della Regione.

Non risulta, inoltre, che la Regione abbia predisposto un monitoraggio di quello che sta succedendo. Quanti focolai di Covid19 ci sono nelle strutture venete e quanti contagiati? Qual è il fabbisogno di personale per sostituire chi è stato costretto a lasciare il lavoro perché colpito dal virus o dare il cambio a chi sta facendo turni massacranti? Chi deve provvedere alla continua sanificazione dei locali?

Le strutture, già alle prese con parecchi problemi di bilancio, si trovano a fare i conti con un peso insostenibile. Alcune sono già collassate, altre lo saranno a breve senza un intervento forte.

Su questo tema, per adesso solo allarmanti proclami a parte di Zaia. Ma non era il caso di agire sin dall’inizio dell’epidemia?

Zaia, basta chiacchiere, per salvare le persone anziane ospitate nelle Case di riposo, in particolare quelle pubbliche, servono risorse altrimenti il sistema crollerà, quindi, finiscila di fare propaganda e datti da fare, prima che si verifichi  la ‘Caporetto’ degli anziani del Veneto.

La Lega vuole sfiilarci Vinitaly e portarla a Milano?

Il Senatore leghista Centinaio ha rispolverato la vecchia e mai sopita volontà di Milano di sottrarre a Verona l’importantissima manifestazione fieristica sul vino.

Appena saputo del rinvio all’anno prossimo di Vinitaly, causa Coronavirus e non altro, immediatamente si è precipitato a sottolineare che “il settore deve concentrarsi sull’evento d’autunno, nella città più internazionale del nostro Paese. Milano Wine Week deve diventare la vetrina per il vino italiano per il 2020”.

La proposta non è passata inosservata, anche in ragione del ruolo che Centinaio ha rivestito fino a pochi mesi fa: Ministro dell’Agricoltura.

E’ da sempre noto il disegno della Lombardia di portare a Milano Vinitaly, ma pensavo che dopo i successi di VeronaFiere di questi anni ed il lustro durante Expo 2915, con il ruolo avuto nel salone del vino da parte di Verona, avessero chiuso per sempre la bocca a coloro che portano avanti questo disegno da anni, ormai.

Invece, no, anzi, attraverso la voce del leghista Centinaio hanno riscoperto le carte e tornati alla carica, con forza.

L’evento Milano Wine Week in autunno, mai potrà diventare “la vetrina per il vino italiano del 2020”.  Quella di Centinaio è una boutade, ma ha tradito le intenzioni di sempre.

Peraltro, il Senatore leghista ha, di fatto, già incaricato – attraverso il favore che ha espresso platealmente – colui che dovrebbe portare avanti il progetto contro Verona: l’ideatore di quella manifestazione milanese in modo che Milano Wine Week sia “l’esempio di un’Italia che non si ferma davanti agli ostacoli”.

Spero che Verona non sia totalmente distratta dall’emergenza – pur importante – da non comprendere il pericolo che stiamo correndo.

Chiedo al sindaco Sboarina di lanciare un segnale forte, a difesa degli interessi di Verona e del futuro di VeronaFiere che su Vinitaly fonda gran parte delle proprie aspettative.

Non è accettabile che approfittando di una calamità come questa, qualcuno possa dividersi le vesti.

Alla Lega va detto con forza che Vinitaly non si tocca!

Alta velocità, Sboarina datti una mossa!

La notizia che il tunnel del Brennero sarà realizzato entro il 2028 è un’ottima cosa.

Da quell’anno le dinamiche per Verona cambieranno radicalmente, in termini di sviluppo, di marketing territoriale e di centralità in tutto il sud Europa nel comparto della logistica. Sono convinto che ci saranno novità anche per le metropolitane di superficie.

Ovviamente, il solo tunnel non è sufficiente.

Serve che quel buco sia collegato con la rete ferroviaria in modo da ottimizzare il più possibile i trasporti ed i tempi previsti.

Serve anche un interporto in grado di reggere la sfida che i nuovi e più moderni traffici lanceranno a Verona.

Innanzitutto il Quadrante Europa. E’ necessario che il terminal ferroviario sia ingrandito con stazioni intermodali per treni lunghi fino a 750/1000 metri, in modo da portare più carichi. Su questo punto, ho la garanzia che RFI procederà in questa direzione con un investimento di circa 50 milioni di euro in autofinanziamento. I progetti sono già in corso.

Altra buona notizia è la sicura realizzazione del collegamento diretto tra la rete storica e quella AV con il QE e tra questi e le linee ferroviarie verso il Brennero e Bologna.

I collegamenti diretti eviteranno ai treni merci l’imbuto di Porta Nuova e sveltiranno i traffici diretti da/verso l’interporto.

La tratta Brescia/Verona è stata interamente finanziata dal Governo Renzi e dopo la sostituzione del Ministro Toninelli e dei suoi alleati della Lega, finalmente le gare di appalto sono in corso. Entro il 2026 dovrebbero concludersi i lavori.

Qui si apriranno opportunità per il trasporto pubblico di massa cadenzato attraverso l’utilizzo delle tracce ferroviarie lasciate libere sulla linea attuale.

Quello che mi preoccupa, e molto, è la tratta ferroviaria Verona/Brennero ed in particolare la Verona/Pescantina, IV lotto prioritario, peraltro.

Questo tratto è fermo a causa del Comune di Verona!

A metà settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana ha presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed ha reso noto il progetto preliminare. Da allora – ormai un anno e mezzo – nessuno ha più saputo nulla. Un ritardo notevole che sta incidendo negativamente sulla realizzazione dell’opera e, quindi, sia sulla funzionalità del collegamento con il tunnel sia sulle prospettive per Verona.

Pur tuttavia, nonostante il silenzio del Comune, proprio in questi giorni noi siamo andati avanti lo stesso e abbiamo finanziato lo sviluppo della progettazione Verona/Pescantina con 10 milioni di euro.

Sfuggono le ragioni dell’insipiente silenzio, ma poiché sono noti i risultati negativi per l’economia veronese, abbiamo deciso di proseguire comunque.

Peraltro, il ritardo incide anche sullo sviluppo dell’area di S. Massimo. Infatti, l’interramento della linea tutta, AV e storica, poco dopo Porta Nuova, eliminerà quel muro che oggi divide il quartiere dalla città.

Ho letto che non è vero che il Comune è dormiente.

Fa piacere sapere lunedì 16 scorso c’è stato un incontro sul tema, non è mai troppo tardi, ma potevano svegliarsi prima.

Adesso è doveroso recuperare il tempo perduto.

Zaia e la mascherina “meglio piuttosto che niente”

Le “mascherine made in Veneto” di Zaia non sono state testate sul coronavirus e non sono nemmeno dispositivi di protezione individuale. Inoltre, non essendo certificate per uso sanitario non sono sicuramente in grado di fare da barriera contro il coronavirus.

Zaia sta usando le preoccupazioni dei veneti per carpirne la fiducia ingenerando la convinzione che le mascherine che sta distribuendo servano a proteggerci dal virus.

Quelle mascherine vengono pubblicizzate come la “risposta veneta” al coronavirus e addirittura come “la soluzione alla veneta per un problema cruciale in tutta Italia”. Viene poi aggiunto che “La mascherina ha tutte le caratteristiche per fornire un’ottima protezione per circa l’80% della popolazione, ad esclusione dell’uso prettamente sanitario e chirurgico” e che “non sono prodotti medicali, però è pure vero che questo funziona più di un foulard, di una sciarpa o di una mascherina di base”.

Siamo di fronte ad una miscela di imprecisioni ed errori che potrebbero persino essere pericolose per la popolazione, perché Zaia ha diffuso una serie di informazioni sbagliate.

Innanzitutto, le mascherine della Grafica Veneta Spa non possono nemmeno essere chiamate neanche in tal modo, perché non è dimostrato che funzionano meglio delle mascherine chirurgiche.

Anzi, è la stessa azienda a sottolineare che si tratta di “schermi filtranti” che, pur avendo superato tutti i test previsti e ottenuto le certificazioni necessarie, ancora non si possono definire mascherine chirurgiche. Il secondo errore, ben più grave del precedente, si commette quando si dice “innovativo dispositivo di protezione individuale”. Al contrario, questi “schermi filtranti” non sono in alcun modo assimilabili a dei Dpi, tanto che sullo stesso prodotto è riportata la dicitura “non è un dispositivo di protezione individuale”.

A questo punto vale la pena spiegare la differenza che esiste fra le varie mascherine:

  • chirurgiche (più diffuse e meno costose). Servono per chi è già malato perché sono utili per trattenere le proprie secrezioni – provenienti da colpi di tosse o starnuti – alle quali può legarsi il virus, ma non proteggono adeguatamente dai rischi di contagio provenienti dall’esterno. Inoltre dopo appena due ore di utilizzo queste mascherine tendono ad umidificarsi e andrebbero cambiate;
  • Ffp1, o antipolvere. Anche queste però, come quelle chirurgiche, non proteggono efficacemente dal coronavirus;
  • Ffp2 e Ffp3. Sono le uniche in grado di offrire una protezione dal contagio in quanto dotate di speciali filtri e servono ai sanitari.

Zaia, parlando di mascherine e assimilandole vagamente a strumenti “di protezione individuale” ha ingenerato la convinzione che siano utili per tutto.

Quindi, cosa sarebbero “le mascherine di Zaia”? Gli “schermi filtranti” prodotti da Grafica Veneta Spa sarebbero “dispositivi che proteggono nello scambio di saliva, coprono naso e bocca, quindi, offrono uno schermo protettivo a chi le indossa”.

Sulla questione è intervenuto anche il dipartimento della Protezione Civile che ha fatto sapere: “le mascherine due veli in tessuto non tessuto (lo stesso utilizzato per il confezionamento degli schermi filtranti di Grafica Veneta Spa) non sono dispositivi di protezione individuale”.

Altro elemento che ha creato confusione è stato quello di far riferimento all’attesa di autorizzazione, citando in modo strumentale il decreto Cura Italia che all’articolo 15 consente di produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni.

La deroga, però, fa riferimento solo alla possibilità di produrre mascherine autocertificandone l’aderenza agli standard, senza attendere le verifiche esterne previste normalmente che ora richiederebbero tempi troppo lunghi.

Nonostante tutte queste considerazioni siano ben note, la Regione Veneto ha comunque inviato diverse lettere ai comuni e a centri servizi per anziani, residenze sanitarie assistite e case alloggio per disabili, contenenti le indicazioni pratiche per la distribuzione di questi dispositivi, invitando i sindaci a favorirne “la distribuzione il più capillare possibile”.

Assurdo, perché ha proseguito a far credere qualcosa che non è vero!

Ma che differenza c’è tra gli “schermi filtranti” di Zaia, le mascherine che non piacevano all’Assessore lombardo Gallera e le bandane di stoffa?

Quelle di Zaia sono molto simili alle mascherine fatte arrivare in Lombardia dalla Protezione Civile, mascherine che Gallera definì  «un fazzoletto o un foglio di carta igienica che viene unito».

Pensate, in quell’occasione “Il Sole24h” scrisse che «mancano gli elastici intorno alla bocca, si attaccano alle orecchie non con dei lacci ma grazie a dei fori, si spostano facilmente, tanto da non poter essere tenute vicino alla bocca». Esattamente come quelle di Zaia.

TAV, il progetto va avanti, nonostante Sboarina 

La prossima settimana approviamo il finanziamento di 10 milioni di euro per proseguire la progettazione dell’ingresso nel nodo di Verona dell’alta velocità Verona/Brennero, lotto funzionale IV Verona/Pescantina.

Un segnale di attenzione del Governo e del PD verso questa importante tratta che consentirà a Verona di collegarsi con il nord Europa ed essere punto di riferimento dei traffici, merci e passeggeri, internazionali.

Abbiamo deciso il finanziamento nonostante da oltre un anno sia stato depositato in Comune di Verona l’accordo ed il progetto preliminare relativo alla tratta alta capacità Verona/Pescantina ed ancora non è stato fornito l’imprescindibile parere.

Una situazione assurda che denota disattenzione da parte del Comune, fatto che sta determinando un grave ritardo tale da aver già causato il rinvio dell’apertura della linea ferroviaria veloce verso nord dal 2026 al 2028/2029.

La cosa fa ancora più specie in ragione del fatto che sono stati pubblicati i bandi per la realizzazione della tratta tra Brescia e Verona e, molto probabilmente, i lavori saranno accelerati anche in virtù dalla possibilità concreta di non abbattere più la società di porcellana ANCAP di Sommacampagna, ormai unico “ostacolo” al completamento della linea.

Il ritardo del Comune sta determinando anche il rischio del disallineamento tra il termine lavori dell’alta velocità Brescia/Verona e quello verso il Brennero, ragion per cui le merci subiranno una “rottura di carico” che provocherà anche ripercussioni economiche agli operatori della logistica che hanno investito su Verona, ed in particolare nel Quadrante Europa.

Tra non molto, proprio nel Quadrante Europa, dovrebbero partire anche le azioni sia per allargare il terminal esistente sia per allungare i binari presenti in modo da accogliere treni più lunghi e capienti. A fronte di questi importanti interventi, il blocco che si crea tra linea nuova e linea vecchia è un dato surreale.

A causa del Comune, che non è pronto ad affrontare la sfida del mercato logistico che punta sempre di più su Verona, il nostro territorio rischia un gap competitivo.

Non è chiaro perché, nonostante nel mese di settembre 2018 Rete Ferroviaria Italiana abbia presentato lo Schema di Accordo procedimentale di attuazione del Protocollo sottoscritto nel 2013 ed il progetto preliminare, sia calato il silenzio.

In ogni caso, noi andiamo avanti. Ci è stato chiesto di portare comunque avanti le progettazioni e noi le finanziamo con altri 10 milioni di euro, sperando che questo investimento serva a coprire le lacune del Comune.