VeronaMercato: sconfitta la scelta politica di Sboarina!

Il Comune di Verona ha deciso l’alienazione, mediante asta pubblica, della quota del 24% del proprio capitale sociale di Veronamercato (ne detiene il 75%).

VeronaMercato ha costruito e gestisce il mercato agroalimentare all’ingrosso in zona Quadrante Europa.

L’asta pubblica, però, è andata deserta.

Alla fine, sull’alienazione di quel 24%, per la società valutata oltre 40 milioni di euro, ha dimostrato interesse solo il Consorzio ZAI, sebbene, come è noto, nella vendita non ci fosse alcun disegno strategico di prospettiva che unisse le competenze di entrambe le realtà economiche.

L’interesse del Consorzio ZAI è frutto di una scelta politica (presa altrove?) perché nessuna ragione economica e strategica di mercato avrebbe potuto consentire una simile attenzione da parte di un Ente che è comunque pubblico, soprattutto perché non c’era nessun progetto e nessuna prospettiva e, peggio ancora, si trattava di una quota minoritaria.

Si è riperpetuato, quindi, il solito schema: lo scambio tra società partecipate dallo stesso socio di pacchetti azionari al solo scopo di fare cassa e non sulla base di una strategia industriale.

Perché una scelta politica? E’ presto detto;

  1. VeronaMercato, che ha un valore di produzione 2021 pari a 7 milioni circa e un patrimonio netto pari a 35 milioni circa, è una società che, normalmente non produce utili. Infatti, nel 2020 ha avuto un utile di 179.000 euro, nel 2021 un utile netto di 246.521 euro e cifre simili sono previste anche per i prossimi anni.

Sulla base di questi numeri e considerata la base d’asta di circa 10 milioni di euro, il rendimento dell’investimento sarebbe stato molto al di sotto dell’attuale livello dell’inflazione e di qualsiasi altro investimento. Peraltro, lo Statuto di VeronaMercato consente solo la distribuzione del 5% dell’utile annuo, cioè, nulla.

  1. VeronaMercato non può essere considerata un’azienda privata in senso stretto, prova ne è il limite percentuale per la distribuzione degli utili e a nulla valgono i confronti con aziende similari presenti nel mercato, perché lo sono solo per l’oggetto sociale e niente altro.
  2. VeronaMercato non è in grado di realizzare importanti nuovi investimenti perché non ha sufficienti flussi di cassa. Infatti, gli ammortamenti sono piuttosto alti, tanto da coprire quasi integralmente il margine operativo lordo.

Questi i numeri che dimostrano una scelta, quella di coinvolgere il Consorzio ZAI, che è solo di natura politica!

A conferma di ciò, certamente vale il fatto che al Consorzio ZAI si “appioppava” una quota minoritaria che non avrebbe consentito alcun margine operativo significativo in termini strategici.

Sarebbe stato solo un inutile esborso di denaro!

Per fortuna l’operazione è fallita (e anche miseramente) perché non ha retto alla prova del voto nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio ZAI. Infatti, la proposta (sollecitata) è stata ritirata prima.

E’ stata sconfitta la scelta politica di fare cassa con i soldi di una partecipata che sarebbe stata economicamente dispendiosa, strategicamente inutile e finanziariamente inaccettabile.

D’altronde, quando lo scopo è fare cassa con partite di giro tra aziende “casalinghe” orientate dallo stesso socio politico, quale altro risultato si può auspicare?

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